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I pazienti sono già tutti in cerchio ma questa volta fuori dalla stanza. Abbiamo deciso di fare il gruppo del venerdì in giardino, all’aperto per via del gran caldo che si sta facendo sentire. In Comunità abbiamo un parco meraviglioso e quando viene la bella stagione, lo sfruttiamo il più possibile.

L’invito è il solito da anni ormai: usare il gruppo per parlare di sé, per raccontare della propria settimana, di cos’è accaduto di rilevante che ci ha colpiti, fatto riflettere, reso tristi o felici. Evitare invece di usare il gruppo per fare richieste, limitandosi a parlare dell’uscita da fare o del caffè da prendere.

Raimondo (nome di fantasia) va per la settantina. È di bassa statura ed ha una corporatura gracile. Ama da sempre il rock, quello duro, e ciò lo condiziona nell’abbigliamento. Maglietta degli Iron Maiden, cavigliera nera, capelli lunghi e spesso anche fascia in testa. Ogni volta che lo guardo ripenso a Woodstock e ad un’epoca che non c’è più se non nella testa di Raimondo.

Lui vive con noi oramai da diversi anni insieme alla moglie, dopo che il servizio sociale ha trovato per loro questa collocazione interrompendo una vita da artisti di strada, che oltre a metterli in ridicolo nel paese, non garantiva nemmeno più un sostentamento adeguato.

Raimondo non sente più bene come un tempo e ciò lo rende ancor meno in contatto con il mondo, lasciandogli sul viso l’aria trasognata dei semplici, di quelli che non amano la vita complicata. Alza la mano per prendere la parola e racconta di sé.

Io dottore, questa settimana sono stato bene. Siamo andati al mare, ho giocato a bocce con Antonio poi ho fatto il bagno, però senza la maschera e le pinne. Ho nuotato fino agli scogli e poi abbiamo fatto una passeggiata”. Terminato di parlare ha un bel sorriso stampato sulle labbra e dopo una breve pausa riprende: “L’altro giorno sono venuto qui in giardino con la mia radiolina, per sentire la stazione che trasmette solo Rock. Erano finite le pile però e non si sentiva bene. Allora l’ho spenta e così sono stato fortunato, perché ho potuto sentire il canto degli uccellini sugli alberi.”

Ancora il suo sorriso gli riempie il viso, riempiendo al contempo di allegria e di sorpresa tutto il gruppo. Gli altri lo guardano e tutti restano muti perché Raimondo è riuscito ancora a spiazzarli con la sua semplicità. Di fronte a persone che spesso sentono di portare sulle spalle il peso dell’Universo e che altro non chiedono se non di fare altro da ciò che potrebbero, Raimondo è una voce fuori dal coro. Non si lamenta, non si lagna, non si sente limitato da ciò che lo circonda. Lui semplicemente vive. Mi ringrazia e ringrazia la Comunità spesso, per le cose più banali. Come quella volta che io gli ho detto… non mi ricordo più nemmeno che cosa, ma che a lui è piaciuto tanto.

Vuol bene alla moglie, ama la natura attorno a sé, va d’accordo con tutti e rispetta le sue abitudini e le sue sicurezze. In una parola, si accontenta! Raimondo mette in pratica un verbo che non va più di moda, in un mondo nel quale tutti invece vogliamo e sentiamo di aver diritto sempre a “qualcosa di più”. Accontentarsi non va più di moda, non è un approccio che testimonia intelligenza, ma piuttosto rassegnazione, mediocrità, piattume.

Raimondo invece, nella sua semplicità si accontenta e quando va al mare va solo al mare, così come quando scende in giardino scende solo in giardino. Non usa la mente per trovare i limiti di ciò che ha intorno, ma solo per vederne le risorse e i vantaggi. Ad altre latitudini si chiamerebbe illuminazione.

Anch’io resto un po’ spiazzato da tanta semplice concretezza, che non posso non fare un respiro per darmi tempo di riflettere. Non capita quasi più di trovarsi di fronte qualcuno che dice proprio ciò pensa e basta! Anch’io sono così abituato a dover cercare il significato nelle comunicazioni, che resto in attesa per qualche momento di vedere ciò che non ho visto, cercando di farmi largo in una nebbia che non c’è.

Raimondo non voleva dire altro, lui sa proprio accontentarsi ed è da lì che viene il sorriso sulla sua bocca. È da lì, da quel semplice, diretto e concreto accoglimento di ciò che c’è, che viene la sua serenità. Chi s’accontenta gode dice il proverbio, e lui infatti gode della vita nonostante la sua storia, la malattia, i problemi famigliari e persino nonostante la collezione di dinosauri cui teneva tanto ma che è andata persa nell’ultimo trasloco dalla soffitta in cui viveva.

Penso sia una bella lezione a cui far caso l’accontentarsi. Un bel messaggio di quelli involontari, che possono arrivarci senza preavviso e in un contesto dove non te lo aspetteresti. Grazie allora Raimondo e tutti nel gruppo lo ringraziamo. Tutti notiamo l’utilità di quello che ci ha detto. Chissà se anche fuori da lì, potremo continuare a notarlo.

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