Tag

, , ,

Di recente una persona a me vicina, ha dovuto subire un ricovero con conseguente esame cardiologico invasivo e quindi un piccolo intervento, in un Ospedale pubblico Regionale.

Sono rimasto davvero estasiato dall’efficienza del reparto nel quale il tutto si è svolto. Davvero ordinato, pulito ed organizzato. Alle 8.00 del mattino eravamo lì e nel giro di un paio d’ore, la persona era stata presa in carico con passaggi tra diversi professionisti (medici, infermieri, tecnici, ecc.) che le avevamo praticato tutti gli esami di routine necessari (ECG, Eco cardiaco, analisi varie). Per le 11.00 siamo stati accompagnati (e non spediti) in reparto dove di li a poco le è stato assegnato un letto in una camera doppia. Entro le ore 13.00, compatibilmente agli altri impegni già avviati dei sanitari in servizio, le è stata fatta una visita medica specialistica.

Mentre aspettavo il tutto, la mia riflessione andava a quanto siamo fortunati a vivere in un paese, l’Italia, in cui il nostro SSN sia così ben organizzato ed efficiente (che chè se ne dica e se ne senta spesso); in grado di fornirci accertamenti diagnostici e luoghi di cura così attrezzati ed efficienti, ad un costo davvero irrisorio rispetto all’effettivo costo economico reale, di certe prestazioni.

Pensavo poi a quanto siamo fortunati a vivere in una regione, le Marche, nel quale questi servizi sono a portata di mano e possibili e non piuttosto miraggi lontani come in altre regioni italiane forse capita. E’ rassicurante e rilassante pensare che, a circa 60 Km da casa tua, c’è un Ospedale pubblico all’avanguardia e in grado di darti delle risposte così efficienti.Saggezza1

In tutto ciò però mi ha colpito un particolare. Un aspetto di fronte al quale non riesco proprio a rassegnarmi. Lo sò, direte voi, non tutto può essere perfetto ma… credo che in questo caso, si tratti proprio di qualcosa che può rischiare di mandare all’aria tutta l’efficienza e il valore della situazione cui ho fatto riferimento.

Nel corso della visita il medico specialista in cardiologia, nota che la mia parente ha le gambe un po’ gonfie e le chiede informazioni in merito. Chi accompagnava la persona alla visita allora, completa le informazioni date dalla paziente aggiungendo che qualche anno fa quella gamba ha subito una frattura con relativo intervento e gessatura prolungata e, a quel punto il medico chiosa: “Però ditemi solo le cose importanti, non è che dovete proprio dirmi tutto!”.

No, non ci posso credere! Mi stai chiedendo della condizione delle mie gambe e non è importante per te sapere se me le sono rotte? Beh è probabile che sia così dal punto di vista degli interessi cardio circolatori che stai considerando; e soprattutto è probabile che la “colpa” di questo approccio, non sia affatto del medico poco scrupoloso, né tanto meno del SSN che essendo pubblico (“la mutua” si diceva una volta), abbia meno attenzioni di quante ne avrebbe un contesto di Sanità privata.

Non credo che il problema sia qui, quanto piuttosto nel livello di iper-specializzazione raggiunto e quindi adottato da tutte le scienze in generale e quindi anche dalla medicina tra queste.

Mario Pincherle, archeologo, poeta e studioso delle civiltà umane cui dobbiamo importanti scoperte relative ai reperti ed alla cultura egizia, nell’introduzione al suo libro Enoch il primo libro del mondo” (Ed. Macro, 2000), fa in tal senso un’importante precisazione. Egli riporta l’attenzione sulla distinzione che va fatta, tra i significati dei termini SapienzaSaggezza al secondo dei quali, egli dice: “Un intero libro della Bibbia è dedicato (…) e purtroppo per quell’error diabolicus, la traduzione parla solamente di sapienza”.

solitudineLa sapienza – prosegue Pincherle – è l’insieme delle conoscenze che l’uomo può raggiungere o, per dirla con Enoch, sapienza è la voce degli Angeli vigilanti che suggeriscono all’orecchio umano i segreti della materia (mastica quelle radici, fuma quelle foglie, mescola quelle polveri, fondi quel metallo, arrota quella lama, dai la scalata al cielo con le tue astronavi ecc. ecc.). E’ molto tutto questo? La risposta è: è nulla. Perché questa è la terribile legge della sapienza: più si studia, più si scandaglia e più ci si trova al punto di partenza. (…) La saggezza è l’unico mezzo per riunire, ordinare, semplificare, unificare tutto quell’immenso materiale che la scienza ha accumulato nel corso dei millenni. (…) Siamo arrivati a un punto tale che non bastano più gli specialisti, ma occorrono i sotto specialisti in campi sempre più ristretti dello scibile.”

Ecco quindi perché la frattura non può rientrare nelle informazioni utili allo specialista in cardiologia, anche se sta esaminando il gonfiore a quella gamba che l’ha subita. Ecco quindi che quell’iper-specialista, è convinto e di fatto sta svolgendo molto bene il suo lavoro iper-specializzato e non ha, come persona o come professionista clinico, “colpe” da emendare se fornisce quella risposta alla paziente.

Resta però in tutto questo un dato altrettanto incontrovertibile che credo sia arrivata l’epoca storica più utile per ribadirlo con forza: l’uomo è uno! L’uomo è un tutt’uno in sé stesso e non può essere sezionato! La persona umana, impegnata nella sua vicenda terrena, vive e porta con sé gli esiti di ogni singolo evento che si trova a vivere nella sua condizione di essere umano: sia naturale che accidentale.

Ecco quindi che, chi tra noi si vuole occupare dell’uomo da ogni prospettiva, non deve e non può più prescindere da questa visione d’insieme. Non possiamo più pensare di curare l’osso senza sapere nulla sulla rigidità generale della persona: figuriamoci se possiamo aspirare di fare ciò con il cuore (elemento centrale per la vita fisica quanto emotiva) o con la psiche, senza conoscere l’individuo che abbiamo di fronte, al di là del proprio organo. Distaccando l’organo dalla persona che lo ospita.

Solo una visione olistica, credo fortemente, può permetterci di scoprire e indagare in profondità le cause di ogni tipo di malessere, come pure le strategie per farvi fronte. Solo uno sguardo che sia anzitutto ispirato dall’empatia e dalla compassione (il cum patire) potrà aiutarci nell’aiutare. E per far ciò dobbiamo anzitutto amare l’altro da noi, nella sua essenza e diversità. Solo così credo davvero che le nostre conoscenze potranno trasformarsi in una forma di utile saggezza.

Annunci