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underboob-8Si chiama underboob appunto, naturalmente arriva dagli USA (sempre avanti su tutto) ed è la nuova tendenza sui selfie (autoscatti con cui oramai ognuno si immortala dovunque) che arriva giusto dopo i sideboob.

Questi ultimi sono foto autoscattate al proprio seno di profilo mentre, giuro che non sto scherzando, gli underboob sono autoscatti al proprio seno dal basso verso l’alto, fatti preferibilmente sotto la maglietta! Provare per credere, ossia digitare la magica parola underboob su un qualsiasi motore di ricerca per immagini e…. via con la carrellata!

Con l’intento di intrigare gli internauti mondiali secondo la tecnica del “vedo-non vedo”, le giovani fanciulle “moderne” accreditano i propri attributi mostrandone in tal modo (ma soprattutto certificandone) lo stato di realtà.

E’ già, perché il centro della questione credo sia proprio qui: mostrare per far credere; mostrare per rendere davvero reale, ciò che in realtà già esiste già ma che, se non viene esposto urbi et orbi (obsoleta citazione volontaria, atta a far comprendere quanto possa essere più antica questa tendenza di volersi rivolgere all’Universo)…. ai noi, non esiste.

Viviamo nel mondo dei social. Da Facebook a Twitter fino ad Istagram ecc. dove l’imperativo è condividere!

Va bene, è bello, è un arricchimento per tutti perché in tal modo le informazioni (badiamo bene, non solo le notizie) possono fare il giro del mondo ed essere utili a persone che nemmeno conosciamo.

Quando infatti l’orticoltore dilettante di Servigliano fotografa la zucchina gigante cresciuta nel suo orto (appena arriva quest’anno… giuro che la posto), il suo omonimo collega nello Utah magari, dispone di questa informazione e potrebbe incuriosirsi. Ne potrebbe nascere persino uno scambio di opinioni e consigli tra i due “sconosciuti”, sul modo di far crescere bene le zucchine, ma poi anche su come legare i pomodori alle canne per farli salire su con più vigore.

In assenza di tale scambio però, la zucchina resta egualmente reale e così pure la frittata che ne segue; con tutto il suo sapore vero che delizia la cena di una serata estiva. L’importante quindi è non cadere nel tranello di confondere la realtà con la condivisione. Dove quest’ultima deve restare, o al massimo può divenire, sempre solo un’appendice della prima.

Guai dunque a considerare la condivisione come elemento certificante la realtà: fenomeno che invece mi sembra del tutto in atto e a giudicare dall’idea degli underboob, rivolto oramai a 360° ad “ogni” aspetto della vita!

Mia figlia quindicenne mi rivolge spesso l’invito: “facciamoci una foto” estraendo dovunque il suo I-Pod per testimoniare il normalissimo evento in corso e forse tentare di renderlo in tal modo “speciale”. L’altra sera lo ha fatto appena tornati da una corsa insieme e mi sono sorpreso degli oltre 40 “mi piace” ottenuti da quell’immagine di noi due sudati e sfiniti (io orrendo!) su Facebook.

Però mi chiedo: se al mio “amico” su Facebook può divertire per un istante la foto di un padre e una figlia corridori e se all’orticoltore dello Utah può interessare l’informazione sulla zucchina gigante cresciuta in un orto delle Marche: a quale categoria di persone può interessare un selfie underboob? Non è per caso che, volendo testimoniare l’impegno rassodante profuso nell’ultimo trattamento estetico, la fanciulla di turno non identifichi troppo il suo “essere al mondo” con l’attività stessa di “manifestarsi al mondo” (nel frattempo magari stimolando anche il maniaco-pedofilo-pervertito-malato della porta accanto)?

Ok quindi, selfiamoci tutti ma non confondiamo davvero la realtà con la fantasia e ricordiamo che: ci siamo anche se non selfiamo!

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