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Sta facendo il giro del mondo sulla rete (6.200.525 visualizzazioni dal 26 maggio ad oggi!!) il video di Novak Djokovic al Roland Garros. Durante una pausa per pioggia nella partita in corso, il grande campione del tennis mondiale, gioca e scherza con il giovane adolescente che, probabilmente in modo volontario come spesso accade in questi tornei, gli fa da assistente coprendolo con l’ombrello.

Per un attimo possiamo immaginare che il cuore di quel ragazzo si sia fermato o quasi. Il suo volto sembra a tal punto emozionato per l’incredulità di ciò che gli sta accadendo, da divenire commovente. Grande Djokovic, la vera misura del campione.

Queste immagini inducono a riflettere spontaneamente sul senso e sul vero valore che possono avere la grandezza e la notorietà nel nostro mondo. Portano a fare una considerazione in merito all’utilità di essere leader, campione e figura di riferimento per tante persone: nello sport come nel lavoro, nella politica come nell’economia.

Guardando il video e sentendo le emozioni che ci trasmette, comprendiamo che il podio della notorietà può essere un magnifico pulpito per diffondere valori puri e positivi: di rispetto, amicizia e più genericamente, d’amore. Ben lontani dai più frequenti esempi di prevaricazione, arroganza e individualità cui tanto più spesso assistiamo da parte di chi può dare esempi ma agisce invece come se il mondo fosse sempre… il salotto di casa propria!

L’Istituto americano HeartMath, attraverso la sua rete di sensori elettromagnetici posizionati in tutto il pianeta, registrò nel settembre 2001 la più forte ondata di amore ed empatia dei tempi moderni: in grado di spostare di pochi gradi l’inclinazione dell’asse terrestre! Ma soprattutto (ancor più incredibile) questa immensa “onda d’amore” fu registrata nel momento in cui le televisioni di tutto il mondo iniziarono a trasmettere le immagini relative alla tragedia delle torri gemelli a New York.

In quel momento fu come se i cuori della gran parte degli esseri umani al mondo, si sintonizzassero tra loro sulla compassione per quella grande sofferenza cui si stava assistendo. Altro esempio di come un messaggio d’amore si diffonda molto di più e molto più rapidamente della tristezza e dell’angoscia (anche se in quel caso, purtroppo, a causa di una tragedia). Come se il mondo fosse più sensibile all’amore che al resto. Come se al mondo, ci fosse più bisogno d’amore che di altro.

Bene quindi, che Djokovic divenga esempio per tutti coloro che hanno la possibilità di farsi ascoltare e vedere da altre persone. Che gli occhi emozionati del ragazzo con l’ombrello restino nelle loro menti e in quelle di tutti noi come un monito; spingendoci sempre a compiere gesti di gentilezza verso chi ci circonda. Gesti che devono essere tanto più grandi, quanto più noi stessi siamo e ci sentiamo grandi e importanti nel nostro mondo e nei ruoli che ricopriamo.

 

P.S. articolo più breve del solito, dedicato a coloro che in questo periodo mi hanno fatto notare che scrivo cose troppo lunghe 🙂

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