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copertina del testo di C. Musatti

copertina del testo di C. Musatti

Anche io come Cesare Musatti padre fondatore della Psicoanalisi italiana, posso dire: “Questa notte ho fatto un sogno“. Ci ripenso ora mentre, nel tramonto di fine giornata, torno a casa surfando con la mia auto sul crinale delle colline.

Gli aspri profili invernali, graffiati dal marrone degli alberi e dal beige del terreno, hanno oramai ceduto il posto alla morbidezza sinuosa delle ondulazioni di primavera. Il grano ha alzato le sue spighe di un verde ancor più brillante dopo le recenti piogge. Tutto sembra invitare lo sguardo a non staccarsi da lì e il corpo chiederebbe di tuffarsi in quell’immensità mossa dal vento, nella quale sembrerebbe davvero “dolce è il naufragar”!

Nel sogno mi ritrovo innamorato di una vecchia fiamma che risale ad oltre 25 anni fa, da cui ora come allora, non vengo corrisposto. Sono di ritorno da Roma credo, dove ho conosciuto questa ragazza dai capelli biondi e dall’eloquio pulito quanto il suo ragionamento. Torno a casa con il pullman che ho preso in una stazione delle corriere vista la sera prima in un film.

Torno per impegni che ho nella mia città. Devo partecipare ad un pranzo e quando vado, verifico che si tiene in un ampio salone all’interno del centro storico e che è affollatissimo di gente. C’è una lunga ed ampia tavolata. La porta d’ingresso della sala è una grossa vetrata che ora, mentre la descrivo, mi ricorda molto le immagini delle ville siciliane che vengono mostrate nei film del Commissario Montalbano.

Ho qualche impegno lì dicevo, e infatti incontro il sindaco del mio paese che mi informa di non poter venire al Consiglio Comunale e conclude dicendo amichevolmente: “Oggi presiedi tu! Vai per approvare le ferie dal 17 giugno. Siamo assenti solo io, Finghetti, Piattella, (un altro nome che non ricordo), Foglini e Masterchef”!

Io so che quest’ultimo appellativo, nel sogno, è un soprannome che si riferisce ad una signora li presente, di nome Adele. A questo punto esco dalla sala dov’è ancora in corso il pranzo e non avendo mai presieduto un Consiglio Comunale in vita mia, mi avvio preoccupato verso il luogo della riunione. Percorro una strada in discesa che conosco bene e si trova nel centro storico della città in cui sono cresciuto. E’ una strada con la pavimentazione fatta di sampietrini che costeggia la scuola elementare che ho frequentato da bambino. Casualmente si chiama Via Sapienza come la scuola dove ho imparato a leggere e a scrivere. Forse un po’ di Sapienza ci vorrà per andare verso una cosa mai fatta!

Mentre scendo infatti, cerco di controllare il mio timore per ciò che sto per fare, ripetendo a me stesso che si tratta di una di quelle situazioni in cui “devo imparare a fare, anche se non l’ho mai fatto”.

A questo punto, naturalmente, il sogno si conclude, ma ora, sulle colline verdi dove la mia tavola da surf a motore scorre tenendomi sempre sulla cresta dell’onda, mi accorgo del valore che ha la poesia dell’Anima nel nostro vivere quotidiano. Andando oltre il significato che il maestro Musatti (e tutti i colleghi psicoanalisti cui chiedo clemenza) potrebbe attribuire al sogno infatti, noto la produzione artistica della parte più profonda di me che assembla ricordi e sensazioni, emozioni e dati di realtà con gran maestria. Del tutto irrispettosa della logica e del consueto strapotere della razionalità.

Guardo il verde e sento l’armonia che provo unendo le due cose: il sogno e l’ambiente che mi circonda. Non posso non notare il valore di questa osservazione consapevole e penso a quanto può essere importante per ognuno, non trascurare e non perdere queste produzioni personali dell’Anima; perché sono loro ad esprimere la nostra poesia interiore.

Che sarebbe il sogno senza queste colline? Forse solo un elemento clinico di lavoro. E che sarebbero le colline senza questo sogno? Magari quell’ambiente che vediamo ogni giorno senza guardarlo veramente. Sarà un caso quindi che il mio pensiero, me li abbia ripresentati ora nel loro insieme?

Non lo credo e non solo perché ritengo che nulla accada mai per caso, ma a questo proposito non lo credo perché: le colline che riportano al sogno e il sogno che si appoggia morbido sulle colline, rappresentano la consapevolezza di me in azione. Sono un esempio di ciò che ho dentro e di ciò che ognuno ha dentro; sono risonanze della mente che osserva sé stessa in un esercizio di consapevolezza che tutti noi dobbiamo sempre più spesso esercitare.

Nell’ascolto di sé, nell’osservazione dei propri pensieri come delle proprie emozioni e sensazioni infatti, è racchiuso il primo passo verso il benessere. Che, oramai lo sappiamo, non è solo “assenza di malattia” ma stato più completo di congruenza emotiva/razionale, da cui si può partire per risolvere i blocchi, le paure, le ansie e tutto ciò che disturba il nostro vivere ogni giorno.

Notando i sogni e i pensieri così, scopriamo le nostre emozioni. Osservando e conservando l’ambiente intorno a noi, riflettiamo su di esse. Ascoltando tutto ciò dentro di noi, possiamo fare un altro passo verso la nostra evoluzione.

Ma mi raccomando: il tutto sempre molto gentilmente e con tanta poesia. 🙂

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