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La Teoria dei Sistemi, sviluppata durante il XX secolo ad opera di Ludwig von Bertalanffy e pubblicata dall’autore nel 1968, nasce in applicazione ai sistemi biologici. In generale possiamo dire che un sistema è il frutto di un insieme di elementi in connessione tra loro e con l’ambiente esterno, che si comporta ed agisce secondo regole che gli sono proprie in funzione del rapporto esistente tra gli elementi (le parti) che lo compongono.

In biologia quindi, tanto per esemplificare ripartendo dal “terreno” nel quale la Teoria dei Sistemi ha preso le sue mosse, un sistema è l’insieme di una serie di parti (es. il corpo umano che è composto da diversi organi), che interagiscono tra loro seguendo alcuni principi generali:

a) ogni parte/organo collabora al funzionamento del sistema: che pasticcio sarebbe se i muscoli non seguissero i comandi del cervello, o se il pancreas non producesse insulina ogni volta che mangiamo!

b) le parti, nel loro funzionamento reciproco e funzionale al tutto, trovano un equilibrio e tendono all’omeostasi. Nel corpo umano il “principio omeostatico” è talmente efficiente e funzionale, che nemmeno ci accorgiamo degli accomodamenti che il nostro organismo compie di momento in momento quando qualcosa cambia (es. accelerazione del battito se facciamo le scale; produzione di adrenalina se ci allarmiamo per qualcosa, con conseguente vaso costrizione, aumento della pressione arteriosa generale e periferica che richiama il sangue al cervello, ecc. ecc.). 

Ragionando sul “sistema uomo” da un punto di vista psicologico e relazionale, tutto questo sembrerebbe non avere importanza ma in realtà non è affatto così.

In primo luogo, giusto per ricordarlo a vantaggio di tutti, c’è molta più interazione nell’essere umano tra il sistema psicologico e quello biologico, di quanto forse siamo abituati a pensare. I nostri pensieri sono determinanti per mantenere l’organismo in un equilibrio più o meno funzionale e proprio in virtù delle reazioni di stress che i pensieri possono produrre in noi con le relative conseguenze biologiche, questi diventano determinanti per mantenere o distruggere il nostro benessere e quindi la nostra condizione di salute più generale.

Oltre a ciò poi, ad un livello più squisitamente relazionale, possiamo affermare con certezza che se cambia una parte del sistema relazionale nel quale siamo inseriti, è logico che tutto l’equilibrio ne risente e che di conseguenza, tutto il sistema dovrà andare verso una nuova forma di omeostasi. Tutto il sistema si dovrà riassestare, cambiando in conseguenza del cambiamento di quel suo elemento e trovando una nuova forma per interagire (funzionare) bene. Pena il malessere di tutte le parti del sistema o, se il malfunzionamento si prolunga oltre le capacità di resistenza del sistema stesso, la distruzione dei legami che determinano la condizione di sistema e il ritorno delle parti allo stato di individualità! In psicoterapia la Teoria Sistemico Relazionale, che ha applicato i principi della Teoria dei Sistemi da cui siamo partiti, ha studiato queste dinamiche in relazione, ad esempio, ai Sistemi Famigliari e ne ha fatto uno specifico approccio di cura al malessere.

Se in una coppia un membro affronta una fase di cambiamento, ciò coinvolgerà necessariamente l’intera diade che sarà chiamata a modificare il proprio equilibrio generale e a rivedere le relazioni interne con cui ha funzionato sino a quel momento; pena appunto, il rischio di non riuscire a mantenere sani rapporti relazionali e quindi di non riuscire a restare coppia!

Tutti noi facciamo parte di diversi sistemi nella nostra vita. Siamo parte di una famiglia (anche se viviamo da soli o siamo single, avremo comunque una famiglia che influisce come “sistema” su di noi e sulla quale noi insistiamo); siamo inseriti in un sistema nel nostro luogo di lavoro. Se frequentiamo anche solo una palestra poi o qualunque altro gruppo più o meno organizzato, saremo parte di quel sistema e come tale, “influiremo su” e “risentiremo dei” suoi cambiamenti. Forse non ci pensiamo o peggio, crediamo che non sia così importante ma, sul piano concreto, questo è un livello imprescindibile di condizionamento ed influenza presente nella nostra vita, dal quale non possiamo crederci estranei.

Se in palestra il mio trainer si fa male, il mio allenamento per forza non sarà più lo stesso di prima: non foss’altro perché, visto che magari avevo un buon rapporto con lui e mi divertivo ad allenarmi perché mi faceva ridere, ora non sarà più uguale anche se mi ha lasciato una scheda dettagliata da seguire per il periodo della sua convalescenza. Non cambieranno le macchine da usare quindi, ma certo la mia motivazione ad andare in palestra, il mio impegno a fare allenamento e quindi il mio rendimento
finale (oggettivizzabile addirittura tramite strumenti con cui rilevare i paramentri biologici legati al training). Può anche darsi poi che, quella sera in cui sarò più stanco dal lavoro, arriverò persino a saltare l’allenamento perché, mancando il mio trainer, non ci sarà quel “quid” in più che mi motiva ad andare nonostante la stanchezza.

Non c’è via di scampo: siamo membra vive dei nostri sistemi altrettanto vivi; di quelli in cui abbiamo scelto di stare, sia ben chiaro e ne riceviamo i loro condizionamenti tanto quanto ne influenziamo l’andamento. E se prendiamo atto di questo, la nostra esistenza acquista un significato differente!

Se accogliamo l’idea di essere parti attive e ricettive di un organismo funzionante, iniziamo a vedere che la nostra vita in quel sistema deve essere il prodotto: sia di ciò che noi mettiamo nell’interazione (la nostra volontà), sia di ciò che il sistema ci chiede in certi momenti (la sua influenza). Partendo dall’idea di voler restare in quel sistema quindi (ad esempio la nostra famiglia), non possiamo ostinarci a chiedere che questo non cambi e non possiamo chiuderci nel nostro malessere, quando il sistema va incontro a modifiche e non ha più gli equilibri e le regole di prima. E’ inutile quanto inefficace richiedere con ostinazione che “tutto torni come prima” perché i sistemi, per definizione, sono entità dinamiche e in movimento e tutto evolve, senza che se ne possa mai arrestare il cambiamento.

Si può però trovare una nuova forma di adattamento nel cambiamento e se questo riguarda le persone che amiamo, la nostra famiglia o la nostra coppia dove fino a ieri “sembrava che tutto funzionasse bene”, oggi dobbiamo cercare un nuovo modo di funzionare se vogliamo continuare ad amare e ad essere amati. Non possiamo dire: “Lei non è più la stessa” o “lui non mi da più l’attenzione che mi dava prima”, perché niente e nessuno resta mai uguale per sempre e perché è la relazione di cui facciamo parte che è cambiata e sta cambiando ancora.

Queste riflessioni pertanto, si adattano bene a molte situazioni di coppia e famigliari che conosco. Nelle quali il cambiamento in corso nel sistema non è sempre sincronizzato tra le parti e nelle quali, di conseguenza, si nota fortissima l’opposizione al cambiamento da parte del membro che non lo ha innescato mettendosi in discussione per primo.

Noi umani non siamo ingranaggi di un orologio è vero, ma abbiamo un’intelligenza elastica che ci permetterebbe di creare nuovi adattamenti. Se quindi non possiamo pretendere che la relazione di coppia che abbiamo creato o l’equilibrio familiare che nel tempo avevamo costruito, restino per sempre identici; possiamo però essere capaci di ridefinire questo equilibrio e quella relazione, ascoltando ciò di cui ORA c’è bisogno invece che ostinarci a dire: “ma PRIMA non era così“! 

Potremmo farlo sì, ma a volte ci ostiniamo ad aver paura del cambiamento; ci ostiniamo a pretendere che l’altro continui ad essere per noi solamente ciò che noi vogliamo, arrivando persino a mettere in campo strumenti di controllo invadenti nella sua vita pur di tenerlo inchiodato come pretendiamo.

Potremmo trovare un nuovo equilibrio e stare ancora bene in una nuova stagione del nostro sistema, se solo non confondessimo l’amore per l’altro con ciò che lui o lei hanno sempre regalato al nostro Ego e di cui siamo ancora desiderosi. A tal punto da trascurare del tutto ciò che l’altro è in sé, come persona.

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