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Scrivere è una cosa che mi da piacere; qualcuno addirittura afferma che mi viene bene. Scrivere però è un’attività che presuppone, a qualche livello, la figura di qualcuno che legge. Non credo che ci sia alcuno scrittore senza un lettore; sono le due facce della stessa medaglia. Ben intesto, il lettore può anche essere lo stesso scrittore ma, come sa chiunque si diletti nella scrittura di qualcosa, avere qualcun altro oltre a sé stessi che legge le cose che si producono, da una soddisfazione maggiore.

Girando per i blog, devo dire che resto sempre affascinato da quei “colleghi” che hanno ottenuto un sacco di fan ai loro siti e da quelli che stimolano un mucchio di commenti ai loro post (come si usano chiamare gli articoli sui blog). Nel mio caso, evidentemente, non è così!

Stando alle statistiche automatiche che WordPress mi mette a disposizione sono 181 i commenti che ho ricevuto in totale ai miei articoli dall’inizio dell’attività (2 anni precisi oggi) e soltanto 20 i bloggers (altri scrittori di qualcosa come me) che sono iscritti come followers (persone che seguono) al mio blog. Non molto direi e, se dovessi basarmi solo su questi risultati beh… forse il mondo potrebbe anche rinunciare alla mia attività senza accorgersene. Insomma, potrei smettere di scrivere oggi stesso senza paura di creare traumi o danni di alcun tipo.

Ho provato a riflettere sulle cause di questo “parziale successo” ma…. non so dare una vera risposta. Mi sono chiesto ad esempio se i miei argomenti possano davvero interessare, ma poi mi sono risposto che io è di questo che so scrivere: non di politica e non di moda o di altro. Mi sono chiesto se per caso scrivendo in inglese otterrei più fan (se date un’occhiata ai freshly pressed di wordpress vi accorgete che li davvero le cifre sono altissime!!); ma, anche in questo caso, l’italiano è la mia lingua “madre” e non riuscirei a scrivere con un inglese tanto fluente da interessare il lettore. Temo ne uscirebbe qualcosa di troppo scolasticizzato che, alla fine, annoierebbe ancor di più. Un altra riflessione che ho fatto è relativa all’altissimo numero di blog ora in circolazione, che forse parcellizzano troppo il pubblico; ma anche qui, se qualcosa deve “spaccare”, lo fa anche se c’è una concorrenza incredibile e poi non è mai colpa degli altri se qualcosa di nostro non funziona.

Vi dico allora, con sincerità a cosa credo che servano i miei post e perché li scrivo!

 

1°motivo: I post che scrivo servono a me!

Come avrete notato, se questo non è il primo articolo che leggete su CVV, io non scrivo storie di fantasia, ma faccio considerazioni che nascono da esperienze reali e vissute personalmente. Mi capita infatti che, quando mi imbatto in qualcosa che colpisce la mia attenzione, quella “situazione” inizia a lievitare dentro di me come il pane dopo essere stato impastato. Quell’evento cova dentro la mia mente (non in modo persecutorio, ma con simpatia) e così facendo…. CRESCE.

Come si sa allora, le uova che vengono covate prima o poi si devono schiudere e il pane impastato prima o dopo va cotto. Ecco quindi che, giunto il processo a maturazione, l’idea che ho in testa io la DEVO scrivere: e così nascono i miei post. E’ un metodo che consiglio a tutti e del quale non voglio i diritti d’autore (anche perché non l’ho inventato io), ma vi assicuro che facendo una vita piena di situazione particolari, la possibilità di tirarle fuori e affidarle a una pagina, mi tiene abbastanza pulito dentro e in sufficientemente in equilibrio con il mondo.

Provata anche voi a scrivere della vostra vita. Se non volete avere un blog, tenete un diario, prendete appunti, attaccate dei post-it. Insomma mettete su carta e in parole i vostri pensieri perché, come diceva Noam Chomsky  è il linguaggio che organizza il pensiero e non il contrario, come si potrebbe credere!

 

2° motivo: Altre persone mi leggono, oltre quelle che lasciano il loro commento

Anche questo è un fenomeno particolare di cui non so ben dire la natura. Capita però che, incontrando qualcuno che conosco per strada o parlando al telefono con una persona che non vedo da un po’, io mi senta dire: “Ti seguo sempre sul blog, leggo tutti quello che scrivi“.

Ora, ripeto, non so perché, visto che mi leggono, poi non lasciano anche un segno del loro passaggio (anche quello di certi uccellini a volte è un segno di passaggio e già sarebbe qualcosa) ma quel che è interessante è sapere che ci sono le persone che continuano a seguire le mie esternazioni anche se sul blog mancano i commenti ed i riscontri ufficiali.

Se dovessi basarmi sulle statistiche di wordpress quindi, potrei lasciar perdere a scrivere ma, ascoltando invece i “like informali” che ricevo di persona, trovo che questo mio impegno abbia un senso e debba proseguire. C’è qualcuno addirittura che mi ha confessato di discutere in famiglia o con il/la proprio/a partner le cose che scrivo e qualcun altro che utilizza questo “medium comunicativo” come strumento per mantenere un contatto virtuale con me.

Va bene, mi piace! Mi sta bene che non tutto debba essere manifesto in questa realtà nella quale: sembra oramai che se qualcosa non viene reso pubblico (pubblicato appunto), possa non essere vero. Accetto che non tutto debba essere manifestato apertamente e soprattutto, comprendo che qualcuno possa avere difficoltà o imbarazzo a “lasciare una traccia scritta”, nonostante tutte le tutele sull’anonimato che ci potrebbero essere. Infine non trascuro che qualche amico “lettore silenzioso”, potrebbe trovarsi in difficoltà nel maneggiare lo strumento stesso: scrivi commento, invia, crea un avatar, ecc.

Non fa niente, mi sta bene lo stesso. Se qualcuno vuole lasciar scritto ciò che pensa di quel che scrivo ok, lo faccia pure e io dico grazie già da ora. Altrimenti, se non ve la sentite, continuate pure a leggere nel silenzio delle vostre riflessioni e io vi ringrazierò virtualmente lo stesso: in tal caso però, silenziosamente.

E’ una delle possibilità di questo impegno. Io continuerò a scrivere per me e ad ogni nuovo post, scrivendo penserò egualmente ad ogni persona che mi legge.

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