Tag

,

Al mattino arrivo presto in studio e mi organizzo la giornata. E’ ancora l’orario in cui, nelle famiglie che non hanno figli da età scolare, è in corso il risveglio. Magari il papà esce per primo ma mamma e figlio o figli restano ancora a casa e pian piano riprendono il via.

Negli appartamenti intorno quindi, a quell’ora, le voci e i rumori parlano di questa fase della giornata e i bambini sono i veri protagonisti, spesso per il loro pianto! All’inizio non ci facevo troppo caso ma poi ho cominciato a farlo. Ho cominciato a notare l’insieme dei rumori del mattino, oltre al pianto dei bambini.

Auto che si mettono in moto, finestre che si aprono, serrande che si alzano, letti che si spostano, autobus che passano insieme ad un traffico davvero pesante e concentrato in poco meno di un’ora. Ascoltando il tutto allora mi sto chiedendo se, per caso, non possa essere troppo tutto insieme! Se per caso non sia davvero che non ci accorgiamo più di quanto sono pesanti le nostre mattine, organizzate in questo modo.

E allora sono tornato ai bambini, al loro pianto. Ho rivalutato quel pianto come segnale d’allarme. Come un servizio reso dall’infanzia a tutti noi; una segnalazione che, le giovanissime generazioni ancora non assuefatte al caos ma ben più allineate con frequenze “naturali” di ritmo e di vita, inviano al mondo dei “grandi”. Di noi grandi così presi dai nostri orari e impegni improrogabili; che non possiamo più fare a meno di qualche forma di agenda e non sappiamo più rispettare l’importanza e la “sacralità” di alcuna fase della nostra giornata. Telefoniamo mangiando, mangiamo guidando, guidiamo piuttosto che camminare, ecc. ecc.

Allora ecco l’insight: il pianto che mi capita di sentire così ripetuto, da più di un bambino intorno a me, forse è il segnale di qualcosa che il mondo dell’infanzia, degli “angeli terreni” sta cercando di dirci. Ci dicono di rallentare, di rispettarli di più e di rispettare di più anche noi stessi. Di svegliarci con calma, di prenderci il tempo giusto per iniziare una nuova giornata; salutando la nuova alba e questo nuovo sole, non come una cosa scontata ma come un dono. Ci dicono di spegnere un po’ dei nostri rumori e dei nostri motori, di sporcare un po’ meno l’aria che respiriamo già di prima mattina. Ci invitano a rispettarci, fermandoci davanti alle strisce pedonali e sorridendo nel dare la precedenza.

Piangono i bambini e vogliono richiamare la nostra attenzione, ma noi andiamo di fretta e non possiamo rallentare per ascoltare il loro pianto, figuriamoci se possiamo riflettere su ciò che significa.

E’ questo il bene che mi vuoi” ho sentito dire una mattina da una mamma disperata, che ha evidentemente tentato di giocare la carta del senso di colpa per non arrivare tardi al lavoro. La risposta del piccolo invece non l’ho sentita ma il suo pianto…. beh, quello lo sento ogni mattina!

P.S. con questo post non voglio far sentire colpevoli i genitori e non voglio farli pensare di non svolgere bene il proprio compito. Tutti facciamo del nostro meglio e tutti, come genitori, facciamo degli errori. Il post vuole piuttosto essere un invito al nostro mondo di adulti, perché diventi più rispettoso dell’infanzia che, in quanto “generazione da poco arrivata sul pianeta”, è ancora molto in contatto con regole e ritmi di una dimensione diversa, dove le cose sono più semplici e quindi può indicarci nuove strade per organizzare il nostro mondo. 

Annunci