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Oggi ho acquistato il giornale. Non lo faccio ogni giorno perché non riesco a trovare il tempo di leggerlo e… “sfogliare i titoli” lo ritengo al massimo un esercizio da bar mentre aspetto il cappuccino. Poter leggere il giornale, per me, è un’altra cosa! Mi sono preso quindi il tempo sufficiente per leggerlo e, fin qui, nulla di strano; non avevo notato nulla diverso dal solito: giornale, notizie, lettura, informazione. Tutto filava.

Poco dopo però ho fatto la prima esperienza che oggi (due in un giorno su questo tema: sarà un caso?), mi ha fatto riflettere e produrre questo post. Per coprire momentaneamente l’assenza dell’educatrice nella struttura dove lavoro, ho guidato il gruppo di “lettura del quotidiano” insieme agli utenti ospiti in Comunità. I nostri, è vero, sono un po’ “picchiatelli” ma nessuno è stupido. Ognuno ha le proprie eccentricità ma, in quanto a comprensione e capacità logiche, ci siamo davvero: almeno in quel gruppo che ogni giorno affronta le pagine della stampa di giornata! Eppure, ecco la rivelazione che mi si è manifestata davanti agli occhi.

La loro scelta è caduta su un paio di articoli relativi ai nuovi decreti governativi in materia di farmaci, conseguenti ai recenti casi di frode nella vendita di alcuni prodotti. Evidente il loro interesse in qualità di semplici utenti e consumatori; interesse simile a quello che ognuno di noi avrebbe potuto avere, nella stessa condizione di “lettore di giornale, verso gli stessi pezzi. Ebbene, credetemi, un vero percorso ad ostacoli quello necessario per arrivare al fondo della pagina.

Non tanto per le inciampature nell’intonazione o nella lettura che, fin qui, possiamo concedere a chiunque. Piuttosto invece per gli stop imposti dalla necessità di comprendere (e spiegare) quanto stava scritto nell’articolo stesso. Alcuni termini (es. off label, angiogenitca) rischiavano davvero di rendere il tempo trascorso a scorrere la pagina, un mero esercizio di lettura piuttosto che un atto d’informazione da parte del quotidiano e del giornalista autore del pezzo, nei confronti del cittadino (senza voler citare i 5 stelle) che leggeva l’articolo.

Senza una adeguata spiegazione di alcuni passaggi, di alcune parole e di alcuni concetti che tanto rapidamente si davano per scontati (es. i cartelli), la lettura non avrebbe raggiunto il suo scopo. Da qui, pur nella comprensione delle necessità editoriali e tipografiche; di quelle altrettanto sacrosante esigenze redazionali, che forse puntano a limitare la lunghezza degli articoli allo scopo di poter pubblicar e più notizie e coprire un più ampio panoarma di interessi, ad ogni modo mi sono chiesto davvero cosa stessimo facendo: informazione o semplice esercizio di lettura?

Non parliamo poi delle sigle usate. L‘AIFA, i PM, sono abbreviazioni che sembra dovrebbero ormai essere obbligatorie nei riferimenti cognitivi di ciascuno pena… l’incomprensione vera di quanto si sta leggendo.

Ma perché invece non si adotta uno stile più approfondito per dare le notizie? Perché non si prova ad informare veramente così da raggiungere lo scopo che il giornale di ogni giorno (quotidiano appunto), dovrebbe raggiungere? Altrimenti, e qui viene il secondo episodio casuale della giornata, si rischia di imbattersi in situazioni come quella che m’è capitata stasera.

Andare dal barbiere il sabato, in un piccolo villaggio come questo in cui vivo, è sempre una bellissima esperienza. Si può fare la sintesi della settimana a più livelli: locale e nazionale, ascoltando, condividendo ed imbattendosi nelle più varie opinioni.

Ecco quindi che durante l’attesa (il sabato soprattutto è d’obbligo aspettare seduti dal barbiere, e guai se non ci fosse), entra un signore verso la settantina che, come molti in questo concreto e sano mondo di provincia, aveva da poco terminato di occuparsi della sua terra. Si lamentava dei dolori di schiena perché: “Non è tanto faticoso potare, quanto portare via tutti i rami dato che non si possono più bruciare!”.

“Come non si posso più bruciare – intervengo io forte della mia lettura mattutina del quotidiano e, aprendo la copia barbieristica onnipresente in ogni salone, gli mostro l’articolo  – guarda che qui dice che la Regione ha abrogato la norma che impediva agli agricoltori di bruciare… ecc. ecc.”

Il tizio resta soddisfatto della lettura mentre il resto della barbieria scoppia in una risata e guardandolo qualcuno lo apostrofa: “Hai capito, prima di potare devi leggere il giornale”!

Si, aggiungo io, a patto però che sia davvero comprensibile! 🙂

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