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In Tucidide, La Guerra del Peloponneso, leggiamo questo “Elogio di Atene” che recita:

Amiamo la bellezza, ma con limpido equilibrio coltiviamo il pensiero. Investiamo l’oro in imprese attive, senza futili vanti. In ogni cittadino non si distingue la cura degli affari politici da quella dei problemi domestici e privati, ed è viva in tutti la capacità di adempiere egregiamente agli incarichi pubblici, qualunque sia per natura l’occupazione consueta. Poiché unici al mondo giudichiamo un individuo che si sottrae a quell’attività non tranquillo, ma superfluo. Dirò, in breve, che la nostra città è, nel suo complesso, una viva scuola per la Grecia. Non solo, ma in particolare mi sembra che ogni cittadino, educato alla nostra scuola, acquisti una personalità completa agile all’esercizio degli impegni più diversi, con elegante disinvoltura. Non solo i contemporanei, ma ancor più i posteriori ci ammireranno (…).”

Così gli Ateniesi parlavano di sé durante il V secolo a.c., allorquando Atene e Sparta si fronteggiavano per il controllo di tutta la Grecia; esaltando la bellezza, l’investimento in “imprese attive senza futili vanti“, nonché l’occuparsi della “cura degli affari politici” (ossia di ciò che è di tutti), come scuola educativa in grado di formare una: “personalità completa agile all’esercizio degli impegni più diversi”.

In tale “scuola esperienziale di vita” immagino che (o forse voglio solo convincermi che fosse così) la cura e l’attenzione per le giovani generazioni fosse alta. Ma che, soprattutto, fosse elevata l’accortezza che queste (gli adolescenti dell’epoca insomma), ponessero verso la società degli adulti: a sua volta molto ben composta ed organizzata, stando alle parole di Tucidide.

E oggi? Come siamo messi oggi a questo livello? Cosa pensano oggi i nostri adolescenti: figli, amici di figli e comunque sempre, figli della nostra comunità umana mondiale: verso cosa stanno orientando la loro attenzione?

I social network li portano a restare in uno stato di comunicazione perenne quanto paradossale e irreale direi; che necessità di una imprescindibile e attentissima gestione da parte del mondo degli adulti. Se infatti con WhatsApp, Twitter, Facebook e quant’altro, si può essere sempre “connessi” e comunicanti quasi con chiunque, a qualunque distanza ci si trovi, allo stesso momento mi pare che questa facilità nell’essere così in contatto con il “lontano da noi” induca facilmente a trascurare chi ci è più vicino.

Quanto parlano gli adolescenti in famiglia? Quanto condividono con i genitori, zii, nonni (se hanno la fortuna di averli a portata di mano), i loro pensieri e interessi? Insomma chi può dire veramente di sapere: cosa pensano gli adolescenti?

Certo, si tratta di un quesito sul quale la psicologia s’è interrogata e ha prodotto molto. da libri a film, da conferenze a seminari. Ma qui si va oltre la psicologia e si entra nella vita: cosa pensano davvero gli adolescenti? Uno sguardo attorno a noi in tal senso, sembra veramente gettarci lontano dall’illusione di saper rispondere a questa domanda.

Il primo esempio lo troviamo in questo link: Ruleta Sexual

Si tratta pare di una nuova e recente “moda” diffusa tra gli adolescenti Colombiani che, durante le feste, pensano bene di completare il loro divertimento con una sorta di rituale tribale di natura abbastanza primitiva, consistente nel far formare un cerchio alle ragazze girate di spalle e senza mutande. I ragazzi a quel punto (non ve li figurate però coperti da pelli di mammut e con la clava in mano, sono nostri contemporanei!), gareggiano a penetrarle rapidamente in sequenza. Perde (purtroppo) chi tra loro eiacula per primo… mostrando forse così, di non essere abbastanza resistente!

Peccato che le ragazze si prestino a questo gioco; peccato che i ragazzi non vedano che in quel modo stanno imitando i conigli (è una specie animale per chi non lo avesse chiaro) e peccato che in Colombia la TV e il Ministero della Salute si siano occupati della questione in funzione del picco di malattie sessualmente trasmesse dal “giochino” e di quello delle gravidanze indesiderate (leggi: conseguenti aborti), che si stanno verificando. Peccato inoltre che le ragazze ed i ragazzi intervistati si dichiarino tranquilli, insistendo nell’idea che proprio la rapidità del rapporto (necessaria per la gara!) metterebbe in salvo dal rischio di trasmissione delle malattie. Assolutamente falso peraltro, perché è proprio in tal modo invece, che si moltiplica il pericolo con la moltiplicazione dei partner con cui si entra in contatto!

Il secondo episodio che prendo in considerazione per cercare di rispondere alla domanda del post (Cosa pensano gli adolescenti?) è invece un fatto di cronaca accaduto a Ferrara e riportato oggi da alcuni quotidiani. Una quattordicenne che viene fatta oggetto di scherno e insultata pesantemente da alcuni coetanei sul pullman (“Ti devi uccidere” pare che le avrebbero detto durante il tragitto per la scuola), durante la lezione chiede di andare in bagno e si butta giù dalla finestra per un volo di otto metri. Fortunatamente è ancora viva per quanto molto malconcia ma, e qui viene il peggio, riporta il giornalista sul Resto del Carlino di oggi: “La ragazzina era ancora sul selciato della scuola quando su un post si poteva leggere: <Piovono bambini all’Ariosto>”. 

Come non porsi allora la domanda da cui sono partito? Come non sentire, in qualità di adulti, il dovere morale e civile di porsi questa domanda? Siamo noi a doverci chiedere cosa pensano perché è da noi che hanno imparato a pensare. E siamo noi a dovercelo chiedere perché, anche qualora non fossimo stati direttamente responsabili della trasmissione di certe idee assurde (a volte si sente dire: “Mai ai miei tempi mi sarei sognato di…”), comunque restiamo responsabili di queste situazioni perché come minimo non abbiamo indagato abbastanza. Perché evidentemente, non abbiamo cercato in modo sufficiente di sapere cosa stavano pensando e su cosa si stavano confrontando.

Insomma, cari amici, gli adulti siamo noi ed è nostra la responsabilità di crescerli perciò forza, tutti insieme, “Amiamo la bellezza, ma con limpido equilibrio coltiviamo il pensiero” in modo che i nostri figli (sono tutti nostri, anche quelli che non mettiamo al mondo) possano godere di migliori modelli e non avere dubbi: ma puntare al bene come obiettivo naturale e spontaneo della loro vita.

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