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Oggi alcune cose mi hanno messo storto! Lo so che non sarebbe così, ma rende l’idea. Non mi va dire che: “Si sono messe di traverso sulla mia strada”, perché in realtà, la colpa della mia stranezza non è la loro. Non lo è mai. Quando qualcosa ci infastidisce, parte sempre da dentro di noi. Non è la causa a infastidirci, ma la nostra reazione ad essa.

Allora dicevo, alcune cose accadute mi hanno stimolato la stranezza che vivo ora. Ma… sono tutte cose ben comprensibili razionalmente: e qui peggioriamo la situazione. Eh sì perché, più le posso capire e meno mi ci posso arrabbiare! Più le capisco e più capisco che, non me la dovrei prendere…. eppure!!!

Allora fermo la mente e uso il tempo che mi è liberato per stendere il tappetino. Già solo questa azione ha qualcosa di rilassante in sé. E’ la premessa per uno spazio mio, dove potrò guardare e pensare solo me (non “a me”, ma proprio “me”).

Il fruscio del tappetino apre uno spazio fisico e mentale privato, anzi privatissimo. Dove, sono certo, nessuno potrà entrare! Il respiro fa il resto, accompagnando i movimenti e aprendo ulteriori spazi nel mio corpo. Mostrandomi come i miei limiti siano espandibili. Come le mie tensioni siano allungabili, direi.

E’ così quindi che, in uno spazio di un metro, ritrovo uno spazio infinito che non sembra avere ostacoli e non trova più confini angusti. Che non riceve condizionamenti ma solo le armonie del silenzio. E lì le stagioni, la luce, i traguardi infiniti dell’occhio che spazia dai monti al mare, si sviluppano; inseguendosi senza darsi respiro.

Eppure il respiro è l’unica cosa che àncora a terra. Che mi tiene legato alla realtà e che, al medesimo tempo, mi concede tutta la libertà della creazione. Di costruire la mia realtà, quella che voglio, che desidero e che, in questo spazio, non deve fare attenzione ai “devo” o ai “posso”.

Sono io egualmente. E’ l’altra parte di me che si esprime dopo avermi seguito in silenzio durante tutte le corse quotidiane. Sono io e quelli non sono nient’altro che movimenti.

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