Ragazzi di campagna o di montagna, poco importa!

Ragazzi come tanti, tra gli 11 e i 13, di alcune scuole medie, incontrati durante la premiazione di un concorso di disegno internazionale sul tema della pace. Il primo classificato vola a New York con la famiglia, per essere premiato al palazzo dell’ONU!

“Ma chi la visto mai New York? Ma chi c’ha mai pensato di poter entrare all’ONU? Io che vengo da un paese che se lo nomini ti viene da ridere. Nel cui nome c’è già il destino degli abitanti in quest’epoca post moderna: Monte….”

Questo immaginavo fosse il loro pensiero mentre li guardavo. Per questo era più grande la mia soddisfazione all’idea di aver portato anche lì (o sarebbe meglio, fino a lì), questo scherzo di concorso. Che magari non hanno vinto e forse mai vinceranno, ma che li mette al pari dei ragazzi di una scuola del Tennessee o della Malesia. E chi lo sa che tra loro non ci sia il vero artista. Quello che riesce a creare qualcosa che fa la differenza.

Ad Harvard usano dire agli studenti, basandosi sulle statistiche: “Tra di voi c’è il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America”, noi molto più semplicemente potremmo ricordare a noi stessi  che: “Non si sa qual’è la goccia che farà la piena” (o qualcosa del genere).

Così li guardo, ci parlo e mi diverte pensare che possa essere uno di questi il prossimo che farà la differenza. Le foto di Renzi da giovane del resto, sciorinate dai magazine in questi giorni, lo mostrano come un ragazzetto qualunque nel suo estremo anonimato.

Poi il loro entusiasmo con l’inno nazionale, con i premi che ricevono o nel sentir pronunciare il nome di una loro compagna come vincitrice. Della loro classe come prima classificata.

“Bene, mi dico, va bene così”. Abbiamo gettato un seme, abbiamo disperso una goccia nella terra e poi…. continuiamo a fare con rispetto, sperando con fiducia che domani la pianta nata saprà ricordarsi della pace, di essere parte di un mondo più grande e di aver tanta umanità intorno verso cui avere rispetto.

Bravi e grazie.

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