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Alla notizia delle dimissioni del Papa, resto abbagliato come di fronte ad un improvviso raggio di sole invernale che ti colpisce negli occhi al mattino lasciandoti senza la possibilità di guardare oltre.

Non entro minimamente nella giurisprudenza canonica, di cui è naturale che non sono un esperto titolato a parlare. Ma pare che anche lì, nel Codice di Diritto Canonico, fosse già prevista questa eventualità.

Naturalmente vengo colpito dagli aspetti legati alla confessione pubblica di un un uomo (prima che Papa), che dichiara essenzialmente di non farcela più a portare avanti il suo incarico per tutte le esigenze che questo prevede (e che incarico)!

Non posso peraltro ignorare la voragine di certezze che si apre dentro di me, davanti a questo evento. Una cosa che io, a 44 anni, non avevo mai ricordato; ma pure una di quelle cose di fronte alla quali mia nonna, oramai scomparsa da oltre 25 anni e ben più esperta di me, sarebbe rimasta basita.

Ricordo ancora la sua espressione e il suo sgomento quando spararono a Woityla in Piazza San Pietro: quasi si sentì male e non poteva capacitarsi che fosse stata violata una figura così elevata nella scala di valori dell’umanità.

Io non pensavo d’essere come mia nonna e credevo, sino ad oggi, di avere dei riferimenti ben più elastici per la mia vita. Eppure la notizia di un Papa che si dimette volontariamente e lascia il suo incarico, mi rende un po’ spaesato.

Che fine fa, mi chiedo, il valore dello Spirito Santo che aleggia nel chiuso del Conclave quando i Cardinali sono riuniti per la nomina del nuovo Pontefice? Di quella persona che, proprio perché eletto dai fratelli e tra i fratelli, diviene successore di Pietro, perché illuminato dallo Spirito di Dio che ha guidato quella scelta? Mi ero sempre detto che fosse qualcosa di simile a quando i Buddhisti rintracciano il Kundun, la reincarnazione del precedente Dalai Lama, a sua volta incarnazione del Bodhisttva della compassione, per nominarlo a sua volta nuovo Dalai Lama e quindi loro guida Spirituale.

E che fine fa il vincolo indissolubile del matrimonio cristiano, che la Chiesa afferma non si possa rescindere perché appunto unito da Dio; ossia da quello stesso Spirito Santo (presente anche nel Conclave come ad ogni messa domenicale) che ha nominato il Papa? Non si aprono forse anche lì dei grossi dubbi di fronte alle molte situazioni di difficoltà che una coppia può vivere nel matrimonio?

Insomma, di fronte al dramma e all’onestà di un uomo che abdica perché la sua salute non gli permette di fare bene il compito che gli è stato affidato, mi scopro più cattolico del previsto e si aprono in me delle riflessioni che mi fanno capire ancora meglio, quanto fosse già divina dentro di me quella figura di guida spirituale.

Ma forse avevo solo le idee confuse.

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