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Da qualche tempo riesco di nuovo a tornare al cinema per vedere film “per adulti”!

Piano piano, niente di Hard ma, più semplicemente, mia figlia è cresciuta e non devo più frequentare le sale proiezioni SOLO per i film da bambini. Di quelli peraltro, non posso parlare nemmeno male perché va riconosciuto che negli ultimi anni, sono stati capaci anche di veicolare messaggi importanti.

Comunque sono fresco dalla proiezione di “Cloud Atlas”, l’Atlante delle nuvole, che dagli autori del mitico Matrix propone uno sguardo alla vita umana, che definirei “longitudinale”; che comprende cioè più vite della stessa “persona”, piuttosto che solo una come di solito siamo abituati a pensare la nostra esistenza.

“Fantastico” mi sono detto, “Finalmente uno sguardo più ampio. Una storia che fantastica per immagini, sulla possibilità che ognuno di noi non sia qui sul pianeta per la prima volta. Una pellicola che prova a mettere in connessione la nostra vita attuale con le nostre esperienze precedenti e che fa vedere come ogni azione, positiva o negativa può avere una ripercussione a lungo termine”. 

Troppo spesso pensiamo che il nostro agire sia senza effetto e questo ci fa assumere una leggerezza che invece, perde di vista l’importanza di come ci muoviamo sul pianeta e con i nostri simili. ci fa dimenticare quanto sia importante mettere Amore nelle nostre azioni anche semplici; quanto sia utile fare attenzione alle nostre parole ed ai nostri gesti. Ad ogni piccola scelta quotidiana perché: non solo “quando una farfalla batte le ali a New York, in Cina si verifica una tempesta”, ma anche: tutto ciò che faccio nel mio vivere, avrà effetti sul vivere degli altri e quindi sul mio vivere futuro. Anche quello delle prossime esistenze!

Bene, guardo allora il trailer e mi emoziono quindi… mi fiondo al cinema!

Peccato perché, poco dopo l’inizio della proiezione mi trovo immerso in una storia che si segue male ma che, soprattutto, è piena zeppa di violenze! Violenze di ogni tipo, dalle segregazioni, agli ammazzamenti; e il tutto ben infarcito di sangue che spruzza, vomiti che escono, ecc. ecc. 

Ma come è possibile, mi chiedo, trasmettere a chi non c’è l’ha chiara, l’idea del collegamento tra “l’ora e il poi”, facendo vedere solo brutture? Com’è possibile inzuppare tutto di sangue, come i biscotti la mattina nel latte? Certo che, in tal modo, non si infonde l’idea di una speranza né tanto meno quella che l’Amore può fare la differenza, visto che anche i personaggi migliori nel film, continuano a transitare da una vita sfigata all’altra, anche nel prosieguo del loro esistere.

Insomma, credo che gli autori avrebbero potuto lavorare meno sugli effetti speciali e più sull’organizzazione della storia. Sedare un po’ di più la parte perversa della loro mente e nutrire invece quella affettuosa; così da trasmettere un messaggio di attenzione, cura e cautela che avrebbe fatto meglio alle menti degli spettatori. Piuttosto che tensione, violenza, disperazione e rabbia.

Si può emozionare anche usando la schiera dei sentimenti positivi anche perché: non si insegna a mettere più amore nella vita, usando il sangue come immagine prevalente.

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