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Ogni giorno apro la casella di posta elettronica più volte e ad ogni consultazione, smisto circa una decina di mail. Tra queste, molte non sono utili per la giornata che ho davanti e per le cose che devo fare.

Quando entro nel mio profilo Facebook personale, come anche in quello professionale, le notifiche da consultare e valutare, sono ben più di 10: lì i numeri si moltiplica nel giro di pochi minuti, grazie alla vastità del popolo di FB ed alle molteplicità di interessi personali che ogni persona condivide con gli altri.

 Quando accendo la radio, la televisione; ma anche quando guardo l’orologio o consulto le previsioni del tempo, tutte queste sono informazioni che entrano nel mio cervello e che, necessariamente, la mente deve sottoporre ad un processo di valutazione e di selezione. Che lavoro comporta tutto questo? Quanto siamo consapevoli dell’enorme carico di energia e quindi anche di stress, cui questo continuo bombardamento ci sottopone?

Eppure, ne sono convinto, viviamo in un mondo migliore che in passato. Viviamo in una condizione che ci offre molte più possibilità oggi, grazie agli strumenti di cui disponiamo, primo fra tutti il web; la rete globale che ci connette in tempo reale con il resto del mondo (quasi tutto) e ci permette di reperire qualunque nozione di cui abbiamo bisogno.

Quante volte ci è capitato d’essere in tutt’altro contesto, magari a cena con gli amici, e di connetterci ad internet con il telefono, per cercare quel dato che può essere utile a proseguire una conversazione o anche solo a fare una citazione ironica?

Tutte queste sono opportunità, ma hanno anche un costo. Il costo è nel nostro continuo livello di arousal, di reattività e prontezza a reagire agli stimoli circostanti. Sappiamo di avere sempre a disposizione gli strumenti e quindi, non resta altro che la nostra costante  disponibilità ad utilizzarli: ma questo, senza retorica, ha modificato e modifica ogni giorno  di più la nostra esistenza. Il nostro modo di affrontare e di guardare alla vita: nel presente e in proiezione futura.

C’è però un altro aspetto dell’informazione di cui credo sia molto importante divenire consapevoli. Condividendo così tanti “bit” di dati in ingresso e in uscita dalle nostre menti, ogni giorno e ogni minuto della nostra vita, è inevitabile che si crei attorno a noi, nel “Campo” come dicono i fisici quantistici, un’influenza. Che resti una traccia energetica di tutta questa “circolazione d’informazioni”, nella struttura atomica e sub entro la quale siamo immersi. Un po’ come se tutti andassimo in giro coperti di profumo, sarebbe impossibile che l’aria che respiriamo non fosse profumata.

Probabilmente avrai già sentito parlare dell’esperimento delle “100 scimmie” http://lnx.nonsoloufo.eu/wordpress/2011/07/04/lesperimento-delle-100-scimmie/

Quella situazione, che ebbe degli sviluppi inattesi e involontari per gli scienziati che la avviarono, oltre a dimostrare il concetto di “massa critica”, dimostra un’altra cosa ben più fondamentale per il nostro discorso sull’informazione. Con l’aumentare del numero di persone che condividono informazioni, si crea un campo energetico dove queste sono conservate, che funge da trasmettitore per le informazioni stesse e “connettendoci” con il quale quindi, possiamo “scaricare” quei dati!!

In questo caso, internet e la rete tra computer, diviene solo una pallida metafora della realtà. Ossia è solo una proiezione nel mondo concreto, di quanto avviene nella realtà non materiale. Si crea una sorta di Banca Dati Universale, sospesa nel brodo atomico in cui siamo immersi (l’energia che ci circonda), dalla quale tutti possiamo attingere.

“Come?” immagino che potrebbe essere la domanda successiva. Credo che la chiave sia sotto i nostri occhi da sempre, ma tanto ovvia da risultare indifferente. Il “come” è l’uovo di Colombo dal quale, proprio in quest’epoca di iperlink e continue connessioni cyber informatiche, ci distanziamo sempre più.

La chiave è dentro di noi, nel nostro silenzio. In quello stato di apertura ricettiva, che possiamo ad esempio raggiungere attraverso gli stati meditativi; senza dover divenire santoni, guru o asceti legati a chissà quale tipo di tendenza o pratica religiosa inusuale. Ma solamente… facendo silenzio! Ascoltando la voce dentro di noi che, prima di ogni altra fonte su Internet o su qualche caro vecchio libro, risponde alle nostre domande.

Quella voce infatti non è solo la “nostra voce”. E’ invece la voce che risuona dentro di noi, dopo aver risentito dell’influsso proveniente da altre migliaia di voci. Quella risposta che riceviamo nel nostro silenzio, non è il prodotto solo della nostra conoscenza; ma anche di altre migliaia di fonti di conoscenza e di sapere che, istantaneamente ed energeticamente, secondo un processo del tutto autonomo dalla nostra volontà ma dipendente solo dalla presenza stessa dell’informazione e dalla quantità di persone che la utilizzano, scambia e condivide quelle nozioni.

Siamo costantemente connessi. Siamo in uno stato di Wi-fi costante con le nostre menti. Mai come in quest’epoca possiamo avere consapevolezza di questo e possiamo quindi sfruttarne le implicazioni e le potenzialità: imparando cose nuove; ricevendo le nozioni utili ad affrontare situazioni non usuali per la nostra quotidianità; evolvendo noi stessi.

Da sempre, chi ha gestito l’informazione è stato più potente di chi ha gestito altre fonti di potere (denaro, armi, ecc.). Oggi l’informazione è per tutti e di tutti. Ce la scambiamo tra noi ogni giorno.

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