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A cena, tra psicologi, è difficile che si parli di belle donne! Ossia, è possibile ma diciamo che è più probabile che vengano fuori discorsi legati alla professione. Tristissimo ma in realtà, è una professione che non si può “fare” davvero senza avere un orientamento costante al benessere ed un costante riferimento a ciò che serve per mantenerlo.

Ecco quindi che, tra un pomodoro arrosto ed una fetta di pizza salata, si commentava l’atteggiamento di quelle persone che ti chiamano in preda all’urgenza! La loro situazione, o quella di qualcuno che hanno intorno, è tremendamente “grave” o “peggiorata”, quindi richiedono un incontro assolutamente “urgente” per risolvere tutto. Se tu glielo dessi subito, sarebbero disposti ad infilarsi nel cavo telefonico o a smaterializzarsi in onde elettromagnetiche, per comparire seduta stante di fronte a te, in carne ed ossa ed iniziare a lavorare.

Peccato che tu non possa quasi mai essere immediatamente disponibile per chi ti chiama. Peccato che anche noi abbiamo un’agenda con altri appuntamenti. Peccato che gente come me ha scelto “solo” di fare lo psicologo e di non lavorare in un pronto soccorso. Peccatissimo poi che, proprio perché hai scelto di fare lo psicologo e quindi hai abbastanza chiaro cosa serve A TE per restare mentalmente sano e non scivolare nei problemi che vorresti curare, tieni in buon conto la tua vita privata, la tua famiglia; i ritmi di vita che devi avere e le cose cui devi dedicarti oltre il lavoro (corsetta, shopping, scuola e palestra dei figli, chiacchieratina con il partner, ecc.; stupidaggini simili insomma). Peccato quindi che tu, non sia quasi mai in grado di dire alla persona: “Ho capito, venga subito da me”, anche se sono le otto di sera, è durante il week end o magari è una settimana che è già troppo piena!!

Peccato davvero perché ciò che accade nella realtà poi, è che chi ti chiama sembra spesso essere colto dal furore della sofferenza momentanea. Una specie d’innamoramento di sé stessi che però, come tutti gli innamoramenti, dura poco: e si sa che, quando finisce l’innamoramento, non sempre scatta l’Amore!

Così accade che le persone, dopo quella fase transitoria in cui si sono sentiti importanti e degni di dedicarsi tempo e spazio per ricevere aiuto e risolvere alcuni problemi che li fanno soffrire, accade che… le persone tornano a dimenticarsi di sé. L’essere umano ha questa prerogativa che si potrebbe tradurre con le parole del proverbio: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Nel momento in cui ho superato l’ennesima crisi che mi ha portato a chiamare lo psicologo, non sento più l’urgenza di risolvere qualcosa e faccio altro.

E’ così che le persone iniziano a raccontarsi e a raccontarti che: “Si lì stavo male, ma in realtà ora va meglio. Mi sono un po’ calmato e a mente fredda posso dire che la situazione non è poi così grave. Poi in questo periodo ho davvero tante cose da fare che…. Magari tra qualche settimana la richiamo. Anche il mio partner sta meglio e la nostra litigata è finita. Abbiamo capito. Insomma, ci faremo risentire!”.

Bene, niente di meglio dell’esercizio del proprio libero arbitrio. Ma tornando alle riflessioni psicologiche serali, ci si chiedeva quando sarà possibile imparare a curarsi la salute, piuttosto che la malattia? Quando sarà possibile aspettarsi che ognuno di noi abbia a cuore la condizione di benessere che sta vivendo e faccia di tutto per mantenerla, a tutti i livelli (cibo, abitudini, serenità mentale), piuttosto che aspettare l’esplosione del problema per dedicarsi a sé?Quand’è che impareremo a prenderci cura della nostra salute, anziché lamentarci delle nostre malattie, frutto della poca attenzione che diamo a noi stessi?

Io sogno quest’epoca e una mondo pieno di benessere. Buona vita a tutti!

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