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Il clima ancora caldo può distrarci un po’, ma le recenti piogge e quelle che stanno per arrivare, parlano abbastanza chiaro: l’estate sta giungendo al termine. Tra una decina di giorni, ufficialmente, sarà autunno ed il solstizio metterà in archivio anche quest’ultima stagione di calori folli che abbiamo da poco attraversato.

L’estate di solito, alla nostra latitudine, viene vissuta come una stagione più “facile” delle altre. Siamo in molti a dire che è più comodo vestirsi la mattina: una maglietta un pantalone e via. E’ più possibile fare molte cose, viste le maggiori ore di luce a disposizione. Il contatto con la natura è più facile e più piacevole. Persino i pigri amano fare lunghe passeggiate e lo sport è davvero piacevole in questa stagione. La notte poi… beh, è davvero uno spasso da vivere in modo più o meno trasgressivo a seconda dei gusti ma, al di là di questo, è proprio bello godere delle maggiori opportunità che in estate sbocciano come i fiori.

A un certo punto poi ricomincia a piovere, l’aria torna ad essere più “fina” e lucida. La luce assume un altro colore e le giornate tendono a divenire più brevi. Istintivamente il nostro organismo si riadatta al cambiamento di condizioni. Respiriamo meglio, cerchiamo cibi un po’ diversi, programmiamo altre cose da fare (in quanti vi siete già iscritti di nuovo in palestra ad esempio?).

Un filo di tristezza ci prende: non vorremmo far scorrere via questo periodo di benessere, facilità e piacevolezza che abbiamo appena attraversato ma… sembra inevitabile. Torniamo a confrontarci con noi stessi. Siamo meno distratti dal “fuori” e più concentrati sul “dentro“; sui nostri pensieri, i progetti, gli obiettivi momentaneamente accantonati da tornare, ora, a realizzare.

L’aria aperta che prima ci attirava tanto, adesso lascia un po’ il posto ad un’altra attrazione e… magia, riscopriamo la casa! La nostra casa, il nostro ambiente preferito, quello che ci siamo creati. E’ in momenti come questo che torniamo a dargli un valore particolare, che esula dalla routine con cui spesso trascuriamo (in inverno) tutto il ben di Dio che la nostra casa rappresenta.

Non è un caso che la casa (scusate il bisticcio di parole) sia anche definita in certi momenti come “nido”; ossia quel luogo sicuro dove gli uccellini prendono contatto con il mondo prima d’imparare a volare e dove tornano per riposarsi, riscaldarsi, ritrovarsi. Il nido, la casa, è qualcosa alla cui preparazione si lavora per molto tempo e spesso, non si finisce mai di lavorare. E’ così importante quel luogo che abbiamo sempre da migliorarlo, da ripulirlo, da sistemare qualcosa.

Dentro la casa poi, troviamo gli affetti. Sia che siamo membri di una famiglia o che siamo singole, nella casa custodiamo le parti emotivamente più importanti di noi. Lì torniamo per ritrovare queste parti, che ci ricompattano, ci riuniscono con noi stessi e la nostra intimità. Ci ridanno integrità e ci fanno sentire ciò che siamo. In casa mi ritrovo, ritrovo la mia individualità, la mia personalità. Gli oggetti, i mobili, l’ordine delle cose parla di me molto più del mondo esterno e dei luoghi che là frequento. Nella mia casa ritrovo il mio calore.

Ecco allora che, quando torno la sera e già ha fatto scuro; quando mi rendo conto che la temperatura non mi consente più di farmi una lunga passeggiata gelatifera in cerca di amici; quando mi accorgo che la pizza sul mare di notte sotto le stelle, non sarà più possibile fino alla prossima estate: solo pensando alla casa riesco a sostituire quel filo di malinconia che mi prende e volentieri, continuo sulla mia strada.

Grazie.

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