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Come in un film, è bastato sedersi ai tavolini dell’unico bar del paese (250 abitanti nella stagione invernale), sotto il fresco dei pioppi che adornano la piazza, per ritrovarsi al centro di una scena surrealista.

Giulio, in arte “carosino” (tosatore di pecore), classe ’37, camicia a scacchi sbottonata, canottiera di lana grossa, jeans, scarponi e bastone in mano, è salito in cattedra e ha fatto lezione. La materia è vasta quanto retorica, forse, per alcuni: lezione di vita!

Certo, l’espressione formativa non è molto organizzata, ma facendo attenzione c’è molto da cogliere nelle sue parole.

A 12 anni, me trovavo a Bracciano, me so buttato a bocca sotto a piagne e me so detto: ma possibile che io devo sta qua? Stavo a fa lu pastore e quanno tornavo d’estate al paese, li padri tante volte non riconoscevano li figli per quant’ereno cresciuti”. E già qui direi che c’è da pensare!

Però, come se non bastasse, Giulio continua: “Io nun sapevo ne legge ne scrive. Quanno  me so dovuto fa scrive la prima lettera d’amore ho capito: ma perché devo raccontà li ca… mia all’altri? Allora me so messo a studià da solo. Per imparà ce vo a guardà e a fa le cose. Li conti a mente pure ho imparato a fà, e quelli so doni de natura eh.. Io ringrazio Dio pe tutto quello che ma regalato”.

Regalato? Forse m’è sfuggito qualcosa in questo racconto? La sensazione è che “Giulio carosino” come lo chiamano da queste parti, si sia dovuto conquistare un bel po’ di roba, ma ad ognuno le proprie considerazioni e riflessioni in paragone alla vita personale!

Ed ora? Ora è anziano, ma non lo sa o forse solo in parte se ne è accorto. Da quando l’ultimo lupo di passaggio gli ha portato via, due anni fa, la sua Fiammetta: l’ultima capra che aveva, da cui prendeva il latte ogni mattina per fare ricottine piccole e saporite e con cui parlava mentre la accompagnava (o forse, mentre veniva accompagnato) in giro per i prati. La chiamava con tenerezza per nome, come si fa con una figlia e quella gli rispondeva, venendogli vicino e leccandogli la mano.

Forse lui non lo sa del tutto d’essere anziano, perché la sua mente s’è annebbiata un po’ e se vi fermate a parlare, ripete spesso le stesse cose. La sua memoria a breve termine ha iniziato a cedere, quindi non si ricorda di aver già detto quattro volte quello che vi sta raccontando ora! I suoi sistemi inibitori poi hanno ceduto e così, Giulio è diventato abbastanza volgare: una di quelle frequentazioni che non potete avere se i vostri bambini sono lì intorno: “Un salto fa lu bò e due la vacca …..”, insomma cose di questo genere!

Eppure eccolo, pieno delle sue saggezza montanare. Di quella roba che non si trova sui libri e che non vale una laurea, ma che tiene banco per ore sulla piazza del paese: se uno vuole ascoltare! Ma chi si vorrebbe interessare a lui? Chi ha interesse ad ascoltare quella volta che il mulo non si è fermato in tempo al semaforo rosso di Terni e il vigile gli voleva fare la multa? Non lo so.

Dopo un’ora e mezzo, sono riuscito a staccarmi da Giulio e dalle sue fantasiose rimembranze. Sono stato capace di trovare una “scusa” plausibile per andarmene e tornare ai miei deliri ed alle mie fantasie quotidiane. Che però, a ben guardare, non sono troppo diverse dalle sue. Perché anch’io sono convinto della mia prospettiva e che questa sia la “più giusta”. Quindi, in fondo, anch’io: “So pastore e me ne vanto, faccio la ricotta e me la magno”!

 

 

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