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Da tanto non lo facevo, o meglio non potevo farlo. In realtà però, a ripensarci, anche potendo non mi viene spontanea l’azione di lasciar scorrere il tempo, senza riempirlo di qualcosa. E invece sì, questa volta, durante queste vacanze, me lo sono concesso il “lusso” più prezioso della civiltà moderna.

Di solito vivo, come tutti più o meno, passando da un’attività all’altra, da un appuntamento all’altro, da un impegno a quello successivo. Ho razionalizzato a tal punto la mia gestione del tempo quotidiano, da non avere più nemmeno un’agenda cartacea: uso direttamente il telefono, così da non perdere nemmeno quel tempo necessario per  consultare il planning settimanale, prima di programmare qualcosa.

Vivo in una condizione di “sempre all’erta”, in cui le cose si susseguono e mi trasportano dall’inizio alla fine della giornata. Facendomi arrivare alla sera con la sensazione, frequente, d’essere appena partito di casa. Invece no, molti momenti si sono succeduti e altrettanti spesso se ne sono andati senza che mi rendessi conto pienamente del loro passaggio.

Il tempo! Naturalmente in questo modo, non basta per tutte le cose. Non può essere sufficiente per dare spazio a tutte le attività che mi piacerebbe infilarci: dal leggere, allo scrivere, al fare sport, al parlare liberamente con qualcuno per qualche minuto in più o fuori dall’orario programmato!

Non parliamo poi del “Tempo libero” che crediamo di avere nelle fasi normalmente operative dell’anno. Questa idea mi sembra davvero una farsa. Quello che è il tempo, apparentemente libero, perché non pieno di cose da fare, si trasforma in un periodo di aspettative del tutto spropositate alla durata di questa fase solo più spaziosa nella settimana; in cui spesso capita di arrivare al lunedì, accorgendosi di aver fatto un decimo delle cose programmate o dispiaciuti perché ne sono uscite fuori molte altre che non avevamo previsto. E come potrebbe essere diverso? Sono talmente tanti i rimandi che si fanno ogni giorno, gli elementi verso i quali diciamo: “Ora non posso, ma appena ho modo lo faccio”.

Ecco allora che, durante la pausa delle vacanze estive, quando il clima è caldo ed invita alla pigrizia, di fronte ad una montagna verde che più rigogliosa non si può, in un giardino dove nessuno può entrare (se non invitato) e richiamare la tua attenzione e in cui nemmeno il telefono ha ricezione… ecco che il tempo, semplicemente, fa la sua azione più vera: scorre! E il paradosso è che questo sembra strano. Il semplice scorrere delle ore, senza uno scopo particolare, sembra strano e ti fa trasalire.

Ti sembra che qualcosa stia sfuggendo, fino a percepire un lieve filo di preoccupazione: “Ma non starò trascurando qualcosa? Ma non starò perdendo tempo?” Ebbene no, non è tempo perso, è semplicemente tempo. Con il suo ritmo più naturale, ben diverso da quello di ogni giorno, che però identifichiamo con lo stesso nome.

Il tempo è solo una convenzione fuori da noi. Un parametro che ci siamo dati per ritrovarci ed evitare di non aver coordinate con cui organizzarci insieme. Nella sua realtà più intima invece, è scandito da un ritmo molto più interno, personale. dove la soddisfazione non arriva necessariamente quando è finita l’ora che ci eravamo concessi o la noia non giunge per forza dopo che l’orologio ha segnato l’orario programmato. Ti accorgi così d’essere fuori dal tempo, o forse di non esserne mai stato così dentro. Come quello speleologo che anni fa si fece chiudere nelle Grotte di Frasassi senza orologi ed in assenza di luce naturale: dopo un po’ il suo corpo assunse ritmi propri. Ritmi diversi da quelli del nostro quotidiano dove, ci dicono le ricerche, grazie alle tecnologie disponibili ed alle azioni contemporanee che queste ci consentono, il tempo che “viviamo” ogni giorno si sarebbe praticamente raddoppiato!

Ma chi vive tutto ciò? Pensiamo solo di farlo perché, in realtà, è tutto troppo veloce per essere vissuto davvero. E il tempo, alla fine, è davvero tempo perso.

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