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Quando ci ho pensato per la prima volta… forse era proprio alla vigilia della paternità.
Ma forse no, non sono onesto. Credo di averci pensato la prima volta, quando mio padre cadde in disgrazia finanziaria ed io, come figlio, pensavo costantemente a come poter fare per pesare meno possibile sulle sue spalle.
Crescendo poi mi sono reso conto che sono cazzate da figlio appunto! Che un padre, nel vero senso del termine, non ti sente mai pesare sulle sue spalle e che piuttosto, è lui angosciato se non riesce a darti tutto ciò a cui crede avresti diritti.

Avere un figlio quindi è una proiezione, una parabola di pensiero che ti proietta oltre la tua vita e ti fa innamorare dei bisogni di un altro: che ancora non esiste. Avere un figlio poi è “la creazione”, nel vero senso del termine. E’ il creare qualcosa che prima non c’era e ora c’è: figurati quanto te ne senti responsabile!
Ecco perché, dopo la nascita di mia figlia, ricordo ancora molto nitido il momento in cui ho realizzato che: sarebbe stato da lì in poi, per sempre!

Quel legame non si cancella mai. Magari si allontana ma non si cancella. E vi assicuro che, anche ora che sono già orfano di entrambi i genitori, sento d’essere ancora figlio e sento di avere ancora dei genitori.

Per questo che riflettendo ad alta voce dico: ma una cosa così, non è sufficiente a far superare ogni barriera? Un bene così grande e duraturo, non può riuscire a portarci oltre ogni nostro più solido confine? Spesso è così ma, mi rendo conto, non sempre e non per tutti; non voglio giudicare, ognuno ha la sua esperienza. Poi ci sono i figli che nascono per sbaglio o in contesti sbagliati (anche se nulla è casuale) e quindi… ci sono anche altre storie.

Ma insomma credo che un figlio sia qualcosa che riempie e riempie per sempre. Che da l’occasione di essere molto altro da ciò che conoscevamo. Che apre orizzonti e permette di apprendere.

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