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Insomma lo avrai capito, ti ho preso un po’ in giro. Bonariamente ho voluto giocare con te, nella prima e seconda puntata, e farti cadere nel tranello: funzionale solo a potersi accorgere di qualcosa: la Zona di confort può essere davvero una grande illusione!

Noi tutti viviamo quotidianamente immersi e presi dalle nostre cose. Circondati dalle cose di cui abbiamo scelto di circondarci. Volenti o nolenti, è così. Non è mai vero che “siamo sfortunati“, ma è piuttosto estremamente vero che la qualità della nostra vita dipende dalle scelte che facciamo.

Non è vero che non abbiamo avuto possibilità, non è vero che non le abbiamo ancora. Non è vero che non possiamo migliorare la nostra condizione e che non possiamo fare niente per noi. NON E’ MAI VERO, IN NESSUNA CONDIZIONE!

Come ho cercato di dimostrarti nella prima e nella seconda puntata, le stesse identiche cose, possono essere guardate sempre da prospettive diametralmente opposte. Svegliarsi nella propria casa, il modo in cui facciamo colazione, le persone che sono attorno a noi e le cose che facciamo: tutto può avere significati opposti perché DIPENDE DAL SIGNIFICATO CHE NOI GLI DIAMO!

Che significa allora questo? Che noi possiamo determinare la qualità della nostra esistenza e che questa non dipende dalle cose che la compongono. Non fa differenza svegliarsi in un castello o in un appartamento (per assurdo, nemmeno svegliarsi sotto un ponte può fare la differenza!). La differenza la fa il senso che noi diamo alle cose: quanto le amiamo, le valorizziamo o invece le odiamo e le disprezziamo.

La Zona di confort può essere tale anche se ci lamentiamo continuamente di ciò che abbiamo. Confort non significa che quella zona “è comoda”, ma solo che “noi ci stiamo comodi”. E davvero, moltissime persone purtroppo scelgono di stare comode anche in situazioni che disprezzano e ritengono scomode.

Forse allora, certe condizioni non sono davvero disprezzabili e ci dobbiamo accorgere che, pur lamentandocene, scegliamo di “accomodarci” in esse; sono la “nostra situazione”! La sentiamo comoda perché la conosciamo e non la vogliamo cambiare perché è il cambiamento che ci spaventa!

Peggio poi se la ZdC è formata da cose più piacevoli: lì davvero la trappola dell’Ego è ancor più subdola. E chi ce lo fa fare di abbandonare la casa comoda, la macchina comoda, il lavoro sicuro, ecc. ecc. Di questi tempi poi davvero, e chi ce lo fa fare?

L’idea quindi è che sia la sicurezza il vero rischio, o meglio, l’uso che noi facciamo della nostra sicurezza. E ancora, che sia il nostro sguardo alla realtà che può fare la differenza: spingendoci ad evolvere e cambiare la nostra condizione, come a restare immobili in ciò che siamo, abbiamo, facciamo, fino a ché…. chissà quali condizioni, non ci indurranno a muoverci per forza.

Ma, come dice un proverbio Tuareg: “E’ meglio scavare il pozzo prima di avere sete”.

Tu che ne pensi?

Ciao

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