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Frequentare un Ufficio Postale nei giorni di pagamento delle pensioni, è un’esperienza che consiglio a tutti. Si possono fare incontri fantastici!

Questa mattina, in fila per aspettare il mio turno, ho potuto godermi lo spettacolo della signora Lisa, 87 anni, magra come un bamboo e dritta come un fuso, attivissima già alle 8,20 di mattina che, nell’attesa, raccontava la sua storia.

Ci siamo trasferiti in questa zona nel 1964 e abbiamo fatto un debito di 20 milioni (all’epoca della Lira) per comprare i macchinari per la fabbrica! Dopo qualche anno mio marito si è ammalato, dicevano che avesse un tumore. Lo hanno ricoverato a Lanciano (n.d.r. Lanciano è in provincia di Chieti a circa 150 Km dal luogo dove si è svolta la scena). Io ero a casa da sola con tre figli piccoli, due persone anziane e quattro operai che lavoravano nella nostra fabbrica. Facevo avanti e indietro tra qui, Lanciano e Pesaro. Ho fatto 22.000 Km senza patente e un giorno mi ha fermato la Polizia. Mi hanno chiesto Libretto e Patente. Gli ho dato il libretto e gli ho detto ‘La Patente non ce l’ho’. Mi hanno chiesto se l’avessi lasciata a casa ma io gli ho spiegato: ‘No, non ce l’ho proprio! Vivo a casa con tre figli piccoli, due anziani, quattro operai e mio marito è ricoverato: non ho avuto tempo di prendere la patente. Fate voi!’ A quel punto mi hanno scortato fino a casa, con due moto: una davanti e una dietro perché, hanno detto: ‘Se ti ferma qualcuno ti mette in galera’!”

Dopo questa storia fantastica che ha fatto esplodere in un boato tutto l’ufficio in attesa, Lisa concludeva: “Ti rendi conto che cosa erano 20 milioni di debito allora? Ti rendi conto di quanti sacrifici ho fatto in quella situazione? Oggi dicono che c’è la crisi ma che ne sanno della fatica!”

Effettivamente… come dargli torto? Come non pensare che, nel 1964 pur in uno scenario d’Italia in evoluzione, le facilitazioni alla vita erano minori di oggi? Come non sentire spontaneo il paragone tra: la fatica, gli sforzi ed i sacrifici, compiuti da questa persona e molte delle lamentele di oggi sulla nostra “crisi” e sulla difficoltà a trovare lavoro? Come non notare la “gioventù di questa “vecchietta”, a confronto con “l’anzianità” di molti giovani?

Poco dopo Lisa si è avvicinata alla sportello per ritirare la sua pensione, con una cifra che credo a mala pena oggi possa esserle sufficiente a vivere. Ma nonostante questo, non s’è risparmiata nemmeno lì qualche battuta sugli otto compleanni dei nipoti, in arrivo da maggio in poi e sul fatto che ad ognuno avrebbe dovuto elargire in regalo una parte di quel denaro!

Insomma mi chiedo: di fronte a questa storia, come si fa a non relativizzare il peso delle nostre fatiche contemporanee? Come si fa a vedere ancora motivi davvero importanti per lamentarsi e come invece a non trovare ragioni sufficienti per cambiare le lenti per guardare la realtà? Decidiamoci finalmente, (perché solo di un atto di volontà si tratta) a vedere il nostro mondo, come una miniera di risorse piuttosto che un luogo di tribolazione e sofferenza, in cui le possibilità sono minori di prima e poche per tutti?

Con gli strumenti di cui possiamo disporre (internet, mezzi di trasporto, istruzione, ecc.), non siamo davvero credibili nel dire d’essere in difficoltà e forse dobbiamo accorgerci sul serio (è proprio ora), che le nostre “difficoltà” partono da dentro di noi e che le possibilità, là fuori, sono innumerevoli. Quanto ci costa però questo cambio di prospettiva? Quanto ci spaventa? Cosa ci richiede? Fatica, come diceva Lisa? Magari non tanto fisica ma psicologica. Voi che ne pensate?

Grazie, ciao.

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