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Bene, è domenica pomeriggio. La mattinata è trascorsa con i doveri genitoriali: alzato di buon’ora, ho accompagnato mia figlia alla partita: persa ma… “Non fa niente tesoro, siete state brave lo stesso“!!

Si torna, si fa l’unico pranzo in famiglia della settimana (negli altri giorni non riesco a tornare a casa e mangio fuori). Dopo pranzo si sistema e si fanno un po’ di progetti per il pomeriggio. Da queste parti però è la festa del Patrono e quindi c’è il paese  in fermento: giostre per strada, bancarelle, pop corn….. quindi decidiamo di non allontanarci, si resta in zona.  Nemmeno un’oretta poi e suonano alla porta: parenti di passaggio che ci fanno visita! Bene, la domenica sta continuando a sfilarsi tra le dita.

Finalmente le 6pm, tutti sistemati. La figlia alle giostre con le amiche, fuori c’è ancora luce, qualche ora ancora buona da trascorrere con mia moglie. E’ deciso, in pochi minuti usciamo per gettarci nella movida paesana e goderci un’oretta di sciocco relax.

Pochi passi e: “Ciao, come va?” “Bene e tu?” “Mah, bene: sai che stavamo pensando di chiamarti perché… avremmo un problema…“. Nemmeno mezz’ora dall’uscita di casa e  ci ritroviamo catapultati nella sala riunioni parrocchiale dove si svolge l’ultimo incontro in programma del famigerato “Corso di preparazione al Matrimonio per fidanzati“.

Nonostante gli sguardi pietosi della consorte che invocava la nostra ora d’aria, non ho potuto rifiutare. Sai com’è…. paese piccolo, gente che mormora, ecc. Insomma siamo qui e soprattutto: IO SONO DIVENTATO IL RELATORE DELLA SERATA!!

Esordisco dichiarando subito la verità: che sono stato cooptato pochi minuti prima, che non ho niente di pronto e… parto citando questo blog e la storia di Martina (vedi articolo “Vi chiedo il tifo per Martina”). Potere del blog, dove le stupidaggini che scrivo prima o poi tornano utili!!

Bene, la faccio corta. Parlo un’oretta a braccio del matrimonio, dello stare insieme; dell’incontro tra due che sono diversi, che vengono da due mondi diversi e poi diventano, per scelta, “familiari” e “parenti”! Parlo della necessità di trovare una via intermedia, uno stile intermedio di vita tra i due stili differenti che ognuno porta con sé. E parlo, giusto per essere incoraggiante verso i fidanzatini, dell’impegno che tutto questo richiede e di come, a tratti, quest’impegno possa essere davvero faticoso al punto da fare uscire il classico: “Ma chi me lo ha fatto fare?”.

Ogni tanto sondo la platea che mi guarda in silenzio: giusto per vedere se e quanto li ho stesi; se e quanto stanno già pensando alla cena dai futuri suoceri o sono ancora dietro i mie pensieri. Ed è in uno di questi momenti che mi arriva la domandona: “Vorrei sapere se c’è una ricetta per affrontare tutto questo”. 

Il mio interlocutore mi guarda con aria davvero interessata e in lui leggo la speranza di trovare una vera risposta alla questione. Che gli dico adesso: che la ricetta non c’è? Che nessuno ti da il manuale di istruzioni e che, soprattutto, quanto più pensi di aver un manuale di istruzioni e tanto più rischi di creare problemi nella tua coppia? Come glielo dico che la sicurezza individuale nel matrimonio, può essere letale! Come glielo spiego adesso che sentirsi saldi nel proprio modo di essere, non porta davvero ad incontrare l’altro, ma ad escluderlo da te e quindi non ti fa formare una vera “comunione” con lui/lei!

Raccolgo le idee per qualche istante e poi provo. “Nel matrimonio non c’è una ricetta standard, ma la chiave per la riuscita penso sia la nostra costante disponibilità a metterci in discussione; perché solo così possiamo affrontare le situazioni che via via ci si presentano. Perché quando si parte con il matrimonio, si pensa che sarà tutto chiaro; si pensa di aver già tutto chiaro ciò che ci sarà. Invece non è così e, sia per la coppia che per i figli che arrivano, nella vita matrimoniale nascerrano nuove esigenze del tutto inattese. Non è solo questione di eventi tragici, ma si tratta dei bisogni che cambiano, dei desideri che si modificano, degli obietti che vanno rivisti e della realtà attorno a noi che è anch’essa sempre in movimento. Per tutto questo non c’è e non può esserci ricetta. Possiamo solo fare del nostro meglio di momento in momento. Tentando, provando e impegnandoci a risolvere sempre, l’ultima necessità che s’è venuta a creare. E per farlo non può essere necessaria che una cosa: la nostra elasticità e disponibilità a metterci in gioco. La nostra apertura a ciò che è diverso da noi, a ciò che non avevamo previsto e quindi non conosciamo. Solo così, penso, possiamo far riuscire il nostro matrimonio”.

Mi rendo conto che per una persona che si sta per sposare non è una gran risposta. Ma io “la ricetta”, più di così, non l’ho ancora trovata.

Grazie per i per i vostri commenti.

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