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Ha 28 anni ed è laureata. E’ cresciuta in una famiglia benestante ma di quelle capaci di farti ammalare, di farti partire di testa! Una di quelle famiglie in cui le relazioni sono così contraddittorie, che potresti arrivare a pensare che anche impazzire è una buona soluzione per cavarsela.

Figlia di una madre aggressiva e davvero patologica, che però ha rifiutato ben presto un aiuto per a guarire o contenere la sua malattia. Di un padre sempre poco interessato a prendere posizione sui comportamenti della moglie, ma piuttosto attento a non dover affrontare troppi problemi. Ciò anche a discapito della figlia, Martina appunto, che sembra essere stata offerta in sacrificio sin da piccola a questa madre affamata di una rabbia antica.

E’ Martina stessa a ricordarmi, pochi giorni fa, che la prima volta li ho visti tutti e tre. I genitori l’avevano portata da me per l’ansia di cui soffriva allora. E’ durato poco quel contatto, solo lo spazio di alcuni incontri, e poi Martina e tutta la famiglia sono scomparsi: lei assorbita dall’impegno universitario che la teneva lontana; loro assorbiti dall’intento gattopardesco di “cambiare tutto per far sì che tutto restasse uguale”.

E’ solo a distanza di anni, oramai due da oggi, che Martina mi è tornata a trovare: sempre sotto la spinta dei genitori che chiedevano per lei un intervento. E allora abbiamo iniziato a fare insieme, a cercare in questa ragazza le risorse per il cambiamento. Lei non si è mai arresa. Ha tenuto duro anche nei momenti peggiori. Anche quando, in questo tempo, le crisi materne si sono fate più violente in proporzione all’avanzare di Martina; in proporzione alla scoperta che lei faceva della sua autonomia e individualità.

Martina però ha sempre continuato a lottare, a cercare dentro sé stessa, anche quanto la madre le ripeteva che non poteva farcela, che qualunque lavoro avesse trovato non era adeguato. Anche quando la famiglia continuava a mandarle il messaggio che la sua vita doveva essere solo lì, insieme a loro, perché lei non sarebbe stata in grado di allontanarsi, perché le sue paure l’avrebbero sopraffatta!

Martina non ha mai mollato ed ha proseguito a cercare fuori e dentro di sé. Con impegno e determinazione, per far sapere al mondo che lei c’era. Inviando Curriculum a destra e sinistra; facendo colloqui, partecipando a web meeting per trovare lavoro.

Ora c’è: la sua possibilità sembra arrivata! Tra pochi giorni si trasferirà nella città universitaria dove ha vinto una borsa di studio. Pochissimi soldi, non più giovanissima per la carriera di ricercatrice, ma con tanta paura e la voglia di provare e di farcela: questa volta!

Proprio ieri mi diceva: “So di partire per non tornare più, esprimendo così la consapevolezza di salire sul trampolino di lancio da cui vorrebbe poi decollare per sempre. Com’è naturale però, le pressioni della famiglia si fanno ancora più forti ora che aumenta la possibilità di perdere il parafulmine dei problemi famigliari.

Facciamo tifo quindi, inviamo la nostra energia a Martina! Pensiamo a lei, anche senza conoscerla, facendole gli auguri ed esprimendo l’intenzione che possa riuscire nel suo proposito: di avere fortuna nel lavoro, di vedere riconosciute le sue capacità professionali e personali, di ricevere finalmente dal mondo quell’amore e attenzione che in famiglia le sono state negate.

Sono certo che la sosterrete tutti insieme a me e quindi: forza Martina!

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