Tag

, , , , , , , , ,

Ciao a tutti, oggi vorrei condividere con voi questa storiella piccola, ma credo molto interessante. Un episodio che m’è accaduto proprio ieri, giorno di Pasqua.

Dove vivo, come in molti altri villaggi, le cosiddette “feste comandate” sono occasione per ritrovare persone che magari non vedi d tempo. Molti vivono fuori perché si sono trasferiti e anche noi altri, se non facciamo un lavoro che ci fa restare in paese tutto il giorno, rischiamo di rivederci solo in queste occasioni visto che i ritmi di vita e lavoro, oramai, sono rapidi e intensi per tutti.

Bene quindi, ieri mattina, all’uscita dalla messa della domenica di Pasqua, ecco l’usuale occasione per fare un po’ d’incontri e scambiarsi gli auguri. Situazione davvero particolare, con la piazza del paese antistante la chiesa, invasa letteralmente dalle persone a piedi, del tutto incuranti della strada e delle macchine che tentavano di passare!

Tra gli incontri anche quello con Riccardo, mio ex direttore di Banca all’epoca del mutuo prima casa. L’ultima volta magari ci saremo rivisti a Natale, ma faceva più freddo e quindi c’era meno spazio per chiacchierare. Ieri invece ci siamo fermati a fare un po’ il punto delle nostre situazioni reciproche. Lo avevo perso di vista in Banca, circa un paio d’anni fa quando era stato trasferito in un’altra filiale.

Si -mi dice- poi ho cambiato ancora. Adesso sono in un’altra città”. Commento notando che, per trasferirlo ben tre volte così rapidamente in quest’epoca di crisi, deve essere un direttore ambito per la propria Banca; di quelli che riescono a tirare su le sorti di una filiale trovando i soldi con cui le banche, per definizione, commerciano.

“Certo sono tempi difficili – dice lui- e non si riesce a far capire alle persone che il mondo è cambiato!“. Queste parole sono state per me come il classico trigger (attivatore) in grado d’innescare la reazione. Non mi sembrava vero di trovarmi di fronte un interlocutore titolato, che stava affermando le stesse cose che io penso già da tempo. Una vocina dentro di me ha detto: “Non devi perdere l’occasione” e quindi ho proseguito. “Dal punto da cui osservo io la crisi economica di questo periodo, vedo che la gente non vuole accettare questo cambiamento. Mi sembra proprio che le persone non accolgano l’idea che le regole del lavoro, dell’economia e del guadagno, non sono più quelle di prima“. 

E non lo saranno più incalza Riccardo! A quel punto ero al settimo cielo. Non mi sembrava vero di trovare qualcuno che la pensasse come me sull’argomento, dato che un’infinità di volte invece mi sono trovato in questi mesi a sentirmi dire che “non è vero”, che “non può essere così”, che “se non ci sbrighiamo a tornare un po’ indietro….”. Era proprio un momento di rinascita dentro di me (una Pasqua!), e allora ho continuato: “Quando lavoro con persone, magari depresso o in ansia, perché hanno perso il lavoro o perché in Cassa Integrazione, trovo molte volte il vuoto. Le persone ritengono che, avendo fatto per 20/30 anni lo stesso lavoro, possibilmente anche con le stesse mansioni e peggio poi, se in un processo a catena o cose simili, loro sono in grado di fare solo quello! Ho il mio bel da fare –dico a Riccardo- per riuscire a fargli vedere che: 

1° come persone non sono solo quello con cui si sono identificate sino ad oggi, ma hanno molte più doti, capacità e risore. 

2° come lavoratori non sanno fare solo quella cosa ma anche molto altro; come dimostra il loro agire in altri contesti della loro vita: dalla famiglia, al tempo libero, alle relazioni amicali, al quartiere, al partito, ecc.”.

Riccardo annuisce con la testa (che soddisfazione!!) e mette un carico da 11 sulla mia giocata. “Il lavoro oggi bisogna crearlo e non più aspettarselo. Nemmeno gli imprenditori sono più in grado di garantirlo e non per cattiveria o per la volontà del padrone di approfittarsi dell’operaio, ma perché spesso nemmeno l’imprenditore riesce ad adeguarsi ai cambiamenti di questo mercato e di questo mondo. Sono cambiate le regole!”.

Io penso davvero tutto questo. Credo che Riccardo abbia ragione, perché anch’io penso le cose che lui ha detto. Il lavoro non si può più aspettare solo come offerta da qualcuno che ci dice: “Lavora per me“; e tanto meno, lo si può aspettare in questi  termini come lavoro sicuro e a tempo indeterminato. Certamente poi non ce lo possiamo aspettare più in assoluto, se crediamo che il lavoro possa continuare ad essere solo quella cosa che abbiamo sempre fatto e su cui ci siamo marmoricamente focalizzati, credendo sia l’unica arte che sappiamo e possiamo fare.

Riccardo ha illuminato la mia giornata. Mi ha fatto sentire un po’ meno solo. Mi sono detto che forse pian piano, è possibile diffondere questa mentalità e far sì che sempre più persone vadano verso il lavoro, piuttosto che attendere che il lavoro li venga a cercare. Magari in questo modo riusciamo a distruggere la Forma Pensiero Energetica della “crisi“, che ci sta rendendo la vita molto più difficile della crisi stessa. E magari possiamo andare anche verso un rapporto con il nostro lavoro, meno incentrato sull’ansia e sullo stress ma sull’idea di lavorare per realizzare ciò che siamo veramente! Potrebbe essere l’occasione per creare un mondo più felice, vitale e sereno!

Ringrazio in anticipo per le opinioni che vorrete scambiare, lasciando il vostro commento.

Annunci