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Quando ero piccolo, ricordo l’emozione delle sere in cui alla televisione trasmettevano Pinocchio! Mi sembrava impossibile poter davvero vedere la storia di quel personaggio di cui mi avevano letto le avventure. Poter vedere con gli occhi, le immagini di quella vicenda così strana e particolare.

Una sequenza in particolare m’è sempre rimasta in mente e la potete ritrovare all’indirizzo youtube che vi allego qui (scusate ma non sono ancora abbastanza bravo nella gestione del mio Blog, per mettervi direttamente il filmato… accetto suggerimenti!) http://www.youtube.com/watch?v=DND5pdmEfGg

In questa parte del Film Geppetto, il papà del burattino/bambino, dopo aver creato letteralmente il burattino a partire da un “ciocco” di legno, interagisce con lui come se fosse (già) un figliolo vero. M’ha sempre fatto molta tenerezza quell’uomo, che esprimeva tutta la solitudine che lo aveva portato a costruirsi una “avatar” (antesignano di più moderne forme di virtualità), pur di avere a che fare con “qualcuno” a cui donare affetto! 

Ieri parlavo con Federico e ascoltando il suo racconto, la mia mente è ritornata a quelle sequenze ed alle emozioni che mi comunicavano quand’ero piccolo. Federico è un mio cliente, il suo problema principale in questo momento è che non trova una compagna.

Ho 38 anni -mi diceva-  e non riesco a trovare la persona giusta per me. Negli ultimi tempi ho contatti con due ragazze diverse. La prima, Giovanna, regista a Roma. Ogni volta che vado là per lavoro, da quattro mesi a questa parte, ci incontriamo e andiamo a cena insieme. Parliamo, stiamo bene ma… non si riesce ad andare oltre. La nostra relazione non decolla e non va al di là di serate piacevoli e interessanti. Nei giorni e settimane successive, ci sentiamo al telefono, ma poi tutto torna a fermarsi! La seconda persona invece, l’ho conosciuta solo di recente, all’inizio della scorsa settimana. Lei vive più vicina a me. Mi è stata presentata da amici comuni, una sera a cena a casa loro. Tutti facevano il tifo per noi quella sera, ma in realtà lei è fidanzata. Ha da più di un anno, una storia con un uomo che vive in Germania. Si incontrano ogni quindici giorni nel week end, perché lei lo raggiunge. Quella sera a casa dei nostri amici, abbiamo parlato per tutta la cena, poi ci siamo risentiti e siamo usciti da soli. Il martedì successivo non voleva già più sentirmi. Dice che a causa del nostro incontro, ha litigato con il suo ragazzo che l’avrebbe addirittura tradita per “vendicarsi” di questo! Ma possibile -chiedeva Federico- che le trovo tutte io quelle problematiche, con le quali è impossibile fare una storia?”

Dopo averlo ascoltato mi è tornata l’immagine di Geppetto che, nella solitudine della sua bottega, iniziava ad intagliare il burattino, parlandoci ed avendo a che fare con lui come fosse già un bimbo in carne ed ossa.

La storia di Pinocchio in realtà, ha poi dato ragione a Geppetto grazie all’intervento della fata Turchina; che però, nelle nostre relazioni, difficilmente interviene a modificare le caratteristiche delle persone che incontriamo.

La riflessione di questo post quindi vuole essere tutta sull’insistenza e la caparbietà che a volte dimostriamo nell’incontrare gli altri. Cercando e continuando a cercare in loro, ciò che NOI vogliamo trovare: piuttosto che ciò che essi possono realmente darci!

Questo, com’è logico, il più delle volte ci porta solo a tanta sofferenza. Eppure la nostra abitudine a credere reale, solo ciò che i nostri occhi vedono (o vogliono vedere), facilita il compito e ci fa attribuire i problemi… sempre all’altro. A ciò che lui o lei non sono, a ciò che loro non hanno capito, a ciò che loro non riescono a fare.

Come Geppetto quindi, pensiamo che gli altri siano fatti di legno: inanimati, senza i loro bisogni personali, senza desideri e aspirazioni. L’altro, per la parte “Geppetto” in ognuno di noi, è solo il “burattino” che smurerebbe essere lì a non chiedere di meglio del nostro intervento per potersi animare.

Gli altri invece, tutti, hanno vita propria e non sono lì per i nostri bisogni. Questo errore della visione però, nel caso di Geppetto poteva essere giustificato dalla solitudine. Nel nostro caso invece: cosa che ci spinge ad agire come Geppetto?

Aspetto come al solito i vostri commenti. Grazie

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