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E’ di questa mattina la notizia secondo cui la disoccupazione italiana si attesterebbe al 9,3%. In questa, la disoccupazione giovanile degli under 25 sarebbe del 31,9% e quella degli under 35 del 53% !

Di fronte a dati come questi ci sono due soluzioni. O farsi prendere dalla depressione ed iniziare a vedere il mondo colorato solo da tinte fosche tendenti al nero; oppure provare a capire in che modo, nella specifica realtà di questo preciso momento storico e sociale, IO POSSO cercare il MIO proprio personale spazio!

E’ già perché il lavoro, purtroppo o per fortuna non lo sò, non può più essere considerato dal punto di vista del “diritto”; della realtà “assicurata”, che giunge “sicuramente” dopo un brillante percorso di studi o grazie a buone competenze artigianali o professionali. L’impegno, le qualifiche, la qualità del proprio prodotto o la capacità di fare, non sono sempre sinonimo di lavoro assicurato: non più come lo erano in passato! 

Assurdo ma vero, purtroppo però è così! I nostri quotidiani sono pieni di “lettere al direttore“, da parte di giovani che lamentano di non vedere riconosciuta la propria Laurea; o di meno giovani che lamentano di non vedere riconosciuta la propria esperienza ventennale in uno specifico settore. E quindi: che fare?

In primo luogo credo si debba cambiare prospettiva e pensare alla propria esistenza in senso più ampio e meno ancorato alle zavorre del nostro pensiero razionale. “Certo -starete dicendo- bella roba: come si fa a non essere razionali quando servono i soldi per campare?”. Non c’è dubbio -rispondo io- è vero ma chiedo: dove sta scritto che la soluzione per guadagnare e lavorare venga solo dalla razionalità? Non è per caso invece che più ci aggrovigliamo con le solite modalità di pensiero, e meno arriviamo alle soluzioni? Non è che forse ci occorre un po’ di pensiero divergente?

Solo in questo modo potremo applicare le 3 REGOLE FONDAMENTALI che possono essere davvero risolutive nel momento presente, per dare una svolta alla propria vita.

1. Prima regola: IMMAGINARE IL PROPRIO LAVORO

Immaginare il proprio lavoro significa, saper entrare nello specifico. Spesso ho fatto coaching a persone disoccupate o in crisi professionale che, alla domanda: “Come immagini il tuo lavoro?” sapevano rispondere solo cose generiche tipo: “Un lavoro a contatto con il pubblico”, “Qualcosa di creativo”!

Nessuno oggi cerca qualcuno che non sa bene cosa vuole fare, che non sa entrare nello specifico: tanto meno le rare aziende che ancora sono in cerca di assunzioni. Ancor più fallimentare poi, questo approccio “generalista” può esserlo sul piano personale. Nessuno di noi nasce per fare “qualcosa“, ma ognuno al contrario, ha dentro di sé delle tendenze personali, delle propensioni particolari. Ognuno di noi ha risorse specifiche diverse dagli altri, che lo rendono unico sul pianeta!

2. Regola: INDIVIDUARE TUTTE LE PROPRIE RISORSE

La nostra unicità ci conduce direttamente alla seconda regola fondamentale. Per cercare e trovare IL PROPRIO lavoro, bisogna avere molto chiaro cosa sappiamo fare, qual’è il nostro specifico, dove ci sentiamo meglio e dove non sentiamo di poter dare il massimo. Cosa ci fa soffrire e non ci rende affidabili? TUTTE le mansioni, i contesti e gli obiettivi che ci mettono in condizione di fare la differenza?

Questo principio è valido per qualunque tipo di lavoro (dipendente, autonomo o imprenditoriale). Chi di noi infatti, dovendo chiamare un idraulico per rifare il bagno di casa, non vorrebbe chiamare quello più affidabile, che lavora meglio, è più accurato e magari esprime passione per ciò che fa? Ecco quindi che anche noi, nel cercare lavoro dobbiamo esprimere queste caratteristiche e farlo verso ciò che più ci permette di tirarle fuori perché: lo stipendio d’accordo ma se non c’è passione, ben presto il lavoro diventa una gabbia e l’ambiente tenderà ad espellerci!

Nel fare questa ricerca interiore poi, scopriremo di certo che le nostre capacità non sono così limitate come pensavamo e le nostre competenze, acquisite in vario modo e non solo sui banchi, sono più caleidoscopiche del previsto. Quanti stranieri consocete ad esempio che si sono trasferiti dal loro paese d’origine, lasciando il lavoro che facevano, per fare qui tutt’altro ma aver finalmente il life stile che stavano cercando? Io molti.

3. Regola ESSERE APERTI A RICEVERE LE RISPOSTE DELL’UNIVERSO

Questa forse è l’indicazione che può sembrare più strana fra le tre. Al contrario invece, dato che l’approccio esclusivamente razionale ha mostrato i suoi limiti mondiali, direi che è la più importante. Facciamo un esempio.

Mettiamo che applicando la prima regola (specificità), abbiamo immaginato di lavorare in un ufficio ben illuminato, con altre persone intorno, trattando affari e interagendo con altri partner commerciali via web. Bene, questo lavoro concretamente, può essere: sia un’attività nel settore del turismo, per la quale magari abbiamo studiato e ci siamo laureati a pieni voti; ma anche una delle nuove professioni legate all’internet marketing, diversa da quella che pensavamo realizzasse le nostre specificità.

Non importa fossilizzarsi sullo specifico lavoro, quanto essere interessati alla mansione! L’Universo, inteso come il panorama pressoché infinito delle possibilità che ci circondano, può offrirci ciò che ci interessa, incartandolo con un involucro diverso da quello che ci aspettiamo o che magari conosciamo già. Non è questo che deve spaventarci e farci dire: “Non è quello per cui ho studiato” o anche “Non è quello che so fare”. Sappiamo fare molte più cose di quelle per le quali abbiamo studiato e, se proviamo a guardare oltre  il contenitore, corriamo davvero il rischio di scoprire contenuti ben più interessanti di quelli che ci eravamo immaginati.

Spero che queste mie considerazioni siano utili a qualcuno. Aspetto però i vostri commenti.

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