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Il mio amico Renato ha superato da un pezzo gli 80. Vive vicino alla mia casa e li ha anche la sua bottega di sarto. Fa quest’arte da molti anni e in paese è molto conosciuto per questo, anche se ora è in pensione.

Da quando sono venuto a vivere qui, oramai 16 anni fa, mi ha sempre trattato con amicizia e cordialità. La sua bottega è spesso luogo d’incontro per fare due chiacchiere; magari nelle ultime ore del pomeriggio, quando d’inverno è già scuro. Lì regna la luce bianca del neon, Renato stira o ricuce qualcosa, metro al collo, e gli altri stanno lì ricordando con lui le cose comuni.

L’altro giorno tornavo da una passeggiata e l’ho incontrato. Mi sono fermato a dargli le condoglianze perché il giorno della partenza di sua moglie Maria, io ero fuori e non ho potuto partecipare al commiato. Renato non mi ha accolto con il solito sorriso ma piuttosto, con enfasi mi ha detto: “Bravo che ti sei fermato, ti volevo proprio parlare”.

Si è messo a raccontarmi della sera prima che Maria morisse. Mi ha detto che lui le stava vicino, seduto accanto al letto e si tenevano la mano. Renato cercava di farla parlare ma Maria, oramai da alcuni giorni, non era più del tutto presente e rispondeva a fatica e con lentezza. “A un certo punto però -ha continuato a raccontarmi- lei mi ha guardato e mi ha detto ‘vai vai’. Io gli ho chiesto, ma che mi vuoi cacciare? Ma vedevo che stava un po’ meglio dei giorni precedenti. Sono andato a letto e la mattina presto mi hanno svegliato dicendomi che Maria…. Secondo te che mi voleva dire?”

Ho detto a Renato che Maria non lo voleva cacciare. Che i loro 68 anni insieme erano una grande storia che avevano in comune e che certo, anche in quegli ultimi momenti, l’unione era stata più forte della separazione.

Ho detto a Renato che Maria era già in braccio agli angeli in quei momenti e che, probabilmente, sentiva già la leggerezza del passaggio. Gli ho parlato di altre situazioni cui ho potuto  assistere e di come in genere, la serenità aumenta nella persona morente, negli ultimi momenti; forse perché si supera una soglia tutta corporea e fisica, e s’inizia a sentire che la morte non è poi così paurosa.

Renato è tornato a far brillare gli occhi. Dalla morte di Maria aveva portato con sé per diversi giorni questo dubbio e me ne voleva parlare. Ora ritrovava la serenità, nell’idea che quel “Vai vai” potesse non essere un allontanamento, ma un estremo gesto di attenzione da parte della sua Maria.

Ho concluso dicendo che dopo i 68 anni insieme, certo ora Maria non vorrebbe altro che lui fosse sereno e per convincere di più il mio amico, ho citato le parole di Sant’Agostino che suonano così:

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!

 Ci siamo salutati sorridendo.
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