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Salve a tutti.

In quest’epoca di crisi e di disagi, mi piange il cuore a sapere di persone che non riescono a soddisfare le loro aspirazioni.

Non sopporto di vedere gente brava, capace, attenta, coscienziosa e competente, che viene sottoutilizzata a fare lavori per loro inadeguati e ad occuparsi di mansioni impegnative ma sottopagate.

Viviamo in un’epoca di grande “offerta” di prestazione professionale a tutti i livelli, ma di scarsa “richiesta” di lavoro. Sono in molti a cercare lavoro e sono poche le situazioni che offrono la possibilità di lavorare.

E’ per questo che mi capita di conoscere situazioni come quella di Barbara o di Mara, laureate entrambe (Mara poi ha quasi terminato anche la sua  specializzazione post universitaria), ma entrambe impiegate in un’attività nelle quali la loro competenza viene poco riconosciuta ed il loro guadagno è circa di 7,00€ l’ora! Non male dopo anni di studio!

Eppure anche in questi casi, il dispiacere che provo per queste situazioni, resta inferiore a quello che provo nell’osservare la rassegnazione con cui Barbara piuttosto che Mara, affronta e accetta la sua situazione.

Quasi vivendo una ineluttabilità dalla quale non può uscire, rifiuta di considerare altre possibilità: per quanto differenti dalle sue competenze specifiche e “diverse”, da ciò che ritiene di saper fare.

E’ qui invece che si può fare la differenza: nel lavoro come nella vita in generale. Accettando di sfidare sé stessi e cogliendo le sfide che l’Universo ci invia. Senza bloccarci nell’identificazione rigida dell’immagine che abbiamo di noi, ma aprendoci a tutto il panorama delle nostre risorse interiori.

Questo può avvenire però, solo quando ogni difficoltà viene vista come una sfida. Quando ogni ostacolo, viene guardato come stimolo ad imparare un nuovo modo di procedere e ogni frustrazione viene presa per cogliere nuove opportunità.

Ascoltando le persone, come faccio ogni giorno, le loro storie e le loro esperienze, vedo in ognuno un oceano di possibilità e di risorse, ben più vasto di quelle che loro percepiscono. Se da un lato ciò è normale, perché “nessuno è medico di sé stesso” e tutti siamo coinvolti quando parliamo di noi; d’altra parte sembra uno spreco universale notare che, pur di fronte a risultati e situazioni insoddisfacenti, molti si fermano e non trovano l’energia di rischiare.

Albert Einstein affermava che la peggior forma di follia è quella di chi si aspetta risultati differenti, continuando ad agire nello stesso modo! Voglio quindi rivolgere l’invito a non temere di saltare oltre il noto dei nostri giorni; a non resistere nell’amare la sicurezza di ciò che conosciamo quando questo non ci fa star bene.

Voglio invitare tutti a non sacrificare sé stessi mai, pensando che sia troppo difficile cambiare o credendo di non avere le doti adeguate.

Molliamo le nostre frustrazioni e prendiamoci le opportunità che la vita ci mette davanti pensando che: se il problema è arrivato, rappresenta un’occasione per imparare qualcosa di nuovo.

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