Il suo nome è Aziz

Il suo nome è Aziz. La sua età 8 anni. Il suo ruolo, protagonista di un servizio giornalistico magistralmente realizzato da Valerio Cataldi per Tg2 Dossier e presentato al festival cinematografico della Comunità di Capodarco “L’Anello Debole”, dove è stato premiato con il primo premio assoluto (ex-aequo) nella sezione Cortometraggi della realtà, edizione 2017. Per vedere il video in versione integrale è possibile cliccare quì.

La storia che Cataldi racconta ha dell’agghiacciante per diversi motivi. Aziz parte dall’Afghanistan con suo padre e fa migliaia di chilometri in condizioni disastrose per raggiungere l’Europa ed una nuova condizione di vita. Ma ciò che raggiunge è solo una chiusura ed una violenza forse anche peggiori e più subdole di quelle che ha lasciato.

Aziz prova ad attraversare il confine Europeo per 5 volte, finché il padre non viene arrestato dalla polizia Ungherese che, seguendo le direttive del Governo di quella nazione, non guarda in faccia a nessuno. Non importa da dove vieni, se sei richiedente asilo o cos’altro. Non importa in certi casi, nemmeno se sei minorenne o maggiorenne.

Aziz resta solo a 8 anni, insieme a molte altri uomini che come lui percorrono il mondo per cercare una vita migliore, ma senza riferimenti affettivi o pratici. Senza nessuno che lo protegga o si occupi di lui: per quanto almeno possa aver bisogno un bambino in grado di fare quel tipo di esperienza.

Aziz rimane da solo nei locali della vecchia stazione di Belgrado, dove l’autore del video ci conduce e ci fa entrare ben al di là di quanto abbiano fatto altre immagini già viste nei Tg di tutto il mondo. Dove la gente vive malcoperta nonostante la neve. Dove bisogna rompere il ghiaccio per lavarsi. Dove solo una volta al giorno qualche associazione umanitaria (e non qualche Governo dell’opulenta Europa) consegna un pasto caldo, alla fila di uomini che si forma dietro al pulmino della speranza.

Aziz vive e aspetta. Aspetta il ritorno del padre per poter riprovare ad entrare in Europa e raggiungere la meta finale. Aspetta soprattutto che l’Europa si svegli. Che i cittadini europei inizino davvero ad essere tali e denuncino lo scempio che la loro Nazione sta compiendo nei confronti dell’Umanità, nei confronti della vita umana: umiliandola con modi che nel vecchio continente saremmo pronti a denunciare con molta più forza, se solo fossero rivolti ai nostri “amici a 4 zampe” o agli animali da allevamento.

Aziz, quando il giornalista gli domanda cosa vorrebbe, chiede che tutti gli Europei vadano alla Polizia per chiedere di aprire i confini così lui “potrà farsi una doccia“: questa è la sua richiesta e questa è la sua dignità di migrante; di persona che, nonostante tutto, sente il disagio di presentarsi e stare in mezzo agli altri, senza poter garantire la sua igiene personale!

Soprattutto poi, Aziz non smette mai di sorridere! In questo Video che gli concede 20 minuti di tristissima celebrità, Aziz ci sbatte in faccia il suo sorriso facendoci sentire esseri abbietti. Noi che abbracciamo la tristezza se non troviamo l’acqua minerale preferita al supermercato o se non vediamo tutelati i nostri sacrosanti diritti di lavoratori, che qualche associazione di categoria non lesina peraltro a contrattare per noi.

Aziz sorride e sorride sempre, dall’inizio alla fine di questo servizio e soprattutto spera, non smette un istante di sperare. Lui continua a sorridere e sperare nonostante i governi persistano nel dare segnali di chiusura. Nonostante le parole continuino ad essere molto superiori ai fatti messi in campo da questa Europa. Aziz spera e sorride di fronte alle incongruenze di un manipolo di Nazioni che si vorrebbero proclamare unite, ma che poi non riescono a mettersi d’accordo per come ripartirsi l’arrivo di uomini e donne migranti, che sono una percentuale minima rispetto alla popolazione totale residente.

L’Europa che non riesce a dire con semplicità, quali dovrebbero essere le procedure veloci per dare un permesso di soggiorno a queste persone. L’Europa che si proclama cattolica e cristiana, ma dove i Governi non vengono scomunicati da Papa Francesco in questo loro fare disumano.

Quanto ancora dovremo sopportare questo maltrattamento anche in nome nostro, come cittadini d’Europa? Aziz è come uno dei nostri figli, ha diritto anzitutto a una vita dignitosa. L’Europa è grande e potente e potrebbe offrirla a lui ed ai milioni di immigrati che bussano per entrare sfidando la morte.

Quanto ancora dovremo aspettare per vivere in un paese che integra e non respinge, che unisce e non divide? Il suo nome è Aziz ed è il nome di tutti. Non dimentichiamolo e portiamolo nei nostri sogni. Forse così, potremo riscaldarlo un po’.

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