L’importanza della salute nella mente

Dopo aver letto e ascoltato le notizie di cronaca recenti, relative all’aereo precipitato sulle Alpi francesi, la versione ufficiale fornita dalle autorità inquirenti per spiegare la tragedia appare tanto banale quanto agghiacciante.

In quest’epoca di attacchi terroristici cui abbiamo fatto l’abitudine a stare attenti, davvero ci saremmo aspettati qualcosa di molto diverso dalla spiegazione fin troppo “semplice” che ci viene ora fornita. Il copilota avrebbe portato il velivolo a schiantarsi sulle rocce, a causa di suoi problemi psicologici personali. Avrebbe sacrificato circa 160 persone per eseguire il suo personale tentativo di suicidarsi!

Tale realtà, davvero terribile per l’esito che ha avuto in termini di vite umane sacrificate in ogni età e per i risvolti altrettanto pesanti che avrà nelle vite di famigliari ed amici sopravvissuti, sembra assurda da intendere. E subito la nostra mente di gente comune, corre ad un interrogativo: ma è possibile che quel pilota, non fosse stato sottoposto a verifiche regolari della sua condizione psicologica?

La risposta peraltro, candidamente spiegataci da autorevoli esperti delle regole internazionali in uso, dice di si, che ciò è possibile e che nella nostra era modernissima: siamo in grado di progettare aerei in grado di farci girare il mondo a velocità strabiliante, ma non di prevedere che sia necessario testare di quando in quando, lo stato psichico di chi si siede alla loro guida.

E allora via, noi uomini della strada, a ripensare a tutte le volte che siamo entrati fiduciosi in un aereo in partenza, per un viaggio di lavoro o per le vacanze. A considerare quelle che potevano essere le nostre paure o apprensioni del momento tra le quali, mai avremmo potuto annoverare l’eventualità che l’uomo seduto ai comandi non fosse sereno! I fatti però, almeno stando a quanto ci viene detto dalle autorità che indagano sull’accaduto, ci danno torto.

Vorrei però andare oltre lo sciacallaggio mediatico sulla figura del copilota, del quale pare solo ora si scoprano “magicamente” i trascorsi depressivi e quant’altro, e prendere spunto dalle vastissime risonanze di questo, per fare una riflessione che possa riguardare più da vicino ognuno di noi.

Se le istituzioni che regolamentano e controllano le condizioni in cui volano gli aeroplani, non hanno inserito nei loro protocolli un esame psicologico annuale dei piloti e del personale di bordo, che sia routine al pari degli esami del sangue, e non piuttosto “al bisogno” solo a seguito di richieste o segnalazioni varie: che cosa dobbiamo pensare?

Se quando saliamo su un aereo, come su un treno; così come quando andiamo dal medico piuttosto che quando ci affidiamo ad un infermiere o al direttore di banca o a un poliziotto, ci preoccupiamo di notare che tutte le norme igienico sanitarie o di sicurezza tecnica siano rispettate: perché mai non ci preoccupiamo anche di sapere, se la salute psichica di colui/lei cui ci affidiamo, è stata accertata ed è in ordine?

La risposta a queste domande quindi, ci porta lontani dall’accusare il capro espiatorio di turno: copilota depresso e quindi, potremmo dire, prima vittima della stessa tragedia (non si offenda nessuno di coloro che oggi si confrontano con il lutto per un famigliare scomparso con l’aereo caduto). La risposta ci porta però a confronto con l’irrilevanza che ancora, nella nostra epoca moderna, viene riservata alla salute mentale. Ci porta a diretto contatto con la poca importanza che ognuno di noi riserva, per sé stesso come per le attività a cui partecipa come utente, al benessere psicologico ed alla salute presente nella mente.

Ogni volta che ci sentiamo tristi e non ci preoccupiamo di risolvere quella tristezza infatti, siamo come quel ragazzo di 28 anni che ha dato la morte a sé e ad altre 160 persone. Ogni volta che non chiediamo aiuto per risolvere il nostro stress, le nostre ansie o le difficoltà che abbiamo nel rapporto di coppia o nella relazione con i nostri figli, incrementiamo la chiusura e l’indifferenza imperante verso il valore che la salute psichica deve avere. La stessa indifferenza e superficialità che forse ha portato il copilota a chiudersi: prima in sé stesso e poi nella cabina dell’aereo. La stessa indifferenza che ha portato sino ad oggi, a non inserire regolari valutazioni psicologiche oltre che mediche, negli esami necessari per pilotare un aereo.

Diveniamo più attenti quindi e facciamo sì che questa tragedia possa portare qualche frutto. Oltreché di compassione per le vittime, anche di attenzione verso di noi ed il nostro mondo circostante. Perché ogni qual volta trascuriamo il benessere psicologico della nostra mente, stiamo mancando di rispetto al nostro corpo, alla nostra vita ma anche, ed è la parte più grave, alla vita delle persone che compongono il mondo in cui viviamo.

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